Marco-TravaglioImmagine tratta da: Tpi.it

Non so se l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di oggi  si possa definire più irritante, penoso o patetico.

Nello stesso articolo riesce infatti a criticare ferocemente la scelta dei Cinquestelle di affidare alla piattaforma Rousseau la decisione sull’autorizzazione a procedere a Salvini (e vorrei vedere) e, nello stesso tempo, a elogiare quanto (non) fatto dai Cinquestelle fino adesso, invitandoli implicitamente a prendere le distanze dal cattivo Salvini, unico responsabile dei risultati disastrosi fin qui ottenuti dal governo.

E’ interessante vedere cosa, secondo Travaglio, hanno portato a casa i grillini (sconfessati dal capo) fino adesso:

  • Reddito di cittadinanza: un pasticcio, una elemosina vincolata che permetterà di arrotondare quanto guadagnato col lavoro nero. Già si preparano centinaia di ricorsi da parte delle regioni, già si sente odore di truffe e raggiri. I centri per l’impiego non sono minimamente attrezzati per la bisogna, i navigator sono una esilarante invenzione della dirigenza Cinque stelle ripresa da un film di fantascienza di serie b di qualche anno fa. Per altro, la denominazione è del tutto impropria: di qualunque cosa si tratti, non è un reddito di cittadinanza, visto che è legato ad altre variabili.
  • Vitalizi: legge già passata col governo Renzi. Sic!
  • Anti -corruzione: come no, hanno votato l’aumento fino a centocinquantamila euro degli appalti direttamente erogabili dalla PA senza rispettare al codice degli appalti, le mafie stanno ancora brindando. Anche perché Cantone ha chiesto di tornare a fare il suo mestiere.
  • Blocca prescrizione: Dove, quando? E comunque è una leisone evidente allo Stato di diritto.
  • Lotta al precariato: dove, quando? Una legge che non intacca se non superficialmente il jobs act e sta creando più danni che benefici.  Il rpecariato si combatte cone le politiche sul lavoro.
  • Lotta al gioco d’azzardo: dove, quando?
  • Stop alla Tav e alle trivelle: ahahahahah! vedremo, vedremo…
  • Decreto sicurezza. votato e approvato, una legge fascista e razzista, semplicemente vergognosa. L’unico risultato, a oggi, di questo esecutivo.

La ciliegina sulla torta poi è la definizione dell’attuale esecutivo come “un governo così popolare” e non il frutto di un compromesso  squallido tra una forza politica che aveva ottenuto un largo consenso e una che aveva ottenuto un consenso molto più limitato. Un inciucio, insomma, uno di quelli che Travaglio condannava con toni alla Savonarola.

L’indomito giornalista arriva perfino a giustificare il demenziale attacco alla Francia imperialista, dimenticando quanto noi siamo stati amici di Gheddafi. ma fa un passo indietro, affermando che Di maio, prima di stringere la mano ai gilet gialli, fascisti e antisemiti, doveva chiedere loro la fedina penale.

C’è un’ incapacità cronica, da parte di Marco Travaglio, di ammettere di aver puntato su un cavallo sbagliato, di capire che la partita è persa e la festa è finita per manifesta incapacità dei giocatori.

Perché è evidente che l’autorizzazione a procedere non verrà votata, anche se nel delirio travagliesco dovrebbero andare tutti a processo, Salvini, Conte e Di Maio, e questo governo sancirà il principio fascista che a un ministro tutto è permesso, anche sequestrare 170 persone, che un ministro è al di sopra della legge anzi, di fatto, fa la legge.

Che di fronte a una tale enormità Travaglio si preoccupi di difendere il suo partito di riferimento sottolineando una discontinuità dalla Lega che non esiste più da tempo, evitando di prendere atto del disastro di un partito che è riuscito a dimezzare i consensi in un tempo molto inferiore rispetto a quello servito a Renzi per distruggere il Pd, non può che far pensare a una patologica incapacità di accettare la sconfitta, a un narcisismo talmente pronunciato da riuscire a distorcere una realtà evidente.

Fosse solo la sconfitta di Travaglio, sarebbe cosa di poca importanza, purtroppo è la sconfitta di un paese sempre più in balia di nani e ballerine. Unico dato a favore di Travaglio è che, almeno, scrive in italiano. Di questi tempi, non è cosa da poco.

L’unica cosa condivisibile dell’editoriale, comunque, è il titolo: Un suicidio perfetto.

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