Una sconfitta dello Stato

Una sconfitta dello Stato

download (2) Immagine presa da Internapoli.it

La richiesta di Raffaele Cantone, alla guida dell’anticorruzione, di tornare a dirigere una procura e riprendere, quindi, il proprio ruolo nella magistratura ordinaria, oltre a darci una misura dell’uomo, casomai ce ne fosse bisogno, è un segnale d’allarme per le motivazioni che la sostengono.

Cantone non ha infatti gradito l’innalzamento della soglia di spesa entro la quale le pubbliche amministrazioni possono concedere appalti senza seguire il Codice a 150.000 euro e le dichiarazioni del ministro dell’Interno che ha affermato che il codice degli appalti “va stracciato”.

Si tratta di affermazioni basate sul pregiudizio, del tutto falso e inaccettabile in un uomo di governo, che le regole limitino la libertà delle imprese, mentre i dati statistici ci dicono che è vero il contrario: gli imprenditori onesti hanno solo da guadagnare da regole chiare e precise in uno dei settori che è terreno tradizionale di conquista delle mafie e alveo di corruzione.

Mafie che prediligono attività a bassa specializzazione per riciclare i miliardi di euro guadagnati con quelle illecite: imprese edilizie, ristoranti, alberghi, movimento merci, ecc. Il cemento, e quindi gli appalti, resta ancora uno dei settori preferiti dalla criminalità organizzata per simili operazioni.

I piccoli appalti, quelli che verranno gestiti direttamente dalla P.A. saltando il codice, sono quelli a più alto rischio. Per questo Cantone ha deciso di tornare a fare il proprio mestiere e lasciare che altri occupino un ruolo  di fatto delegittimato dall’ultima legge di bilancio.

Stupisce che chi si occupa di antimafia non abbia adegutamente sottolineato, anche sui media, questo aspetto della norma varata dal governo, forse troppo tecnico per essere adeguatamente illustrato a un pubblico che, comunque, per la maggior parte, è ormai costituito da adepti ciecamente fedeli ai propri leader.

Non stupisce, invece, che tale norma sia stata imposta dalla Lega, che al nord raccoglie i favori di molti imprenditori, e proprio al nord le mafie hanno ormai trovato terreno fertile per costruirsi una facciata “legale” e far fruttare a dovere il business dei rifiuti tossici.

E’ la prova  che questo esecutivo non ha alcuna intenzione di occuparsi nè di corruzione nè di mafia, nonostante le parole roboanti che hanno annunciato la sconfitta di entrambi i fenomeni. Norme irrilevanti e altre, come questa, che appaiono, volendo giudicare senza malizia, frutto di superficialità ingiustificabile.

Le scorciatoie per aggirare le regole non dovrebbero essere decretate per legge da un governo ma lasciate ai furbetti, per poi essere adeguatamente sanzionate. Ci troviamo invece in un mondo capovolto in cui il presidente dell’anticorruzione è spinto a dare le dimissioni perchè un provvedimento del governo favorisce proprio quelle azioni che l’anticorruzione ha il compito di combattere.

Il mito della semplificazione, portato avanti malamente da Renzi e proseguito pessimamente da questo governo, parte da un’idea che, come ci insegna la storia degli ultimi anni, è profondamente sbagliata: quella che la deregulation sia la soluzione ideale per il rilancio dell’economia. Certo, cancellare le regole è molto meno faticoso che avviare una politica del lavoro a lungo termine, specie se ai ministeri interessati siedono dilettanti allo sbaraglio e incompetenti, ma alla lunga, in un paese come il nostro,dove la mafia controlla molto più di quel che appare in superficie e dilaga al nord senza che l’opinione pubblica ne abbia adeguata contezza, dove la corruzione è pratiuca diffusa in tutti i settori e ad ogni livello, provvedimenti del genere rischiano di rilanciare solo l’economia illegale e di colpire gli imprenditori onesti, ottenendo l’effetto contrario a quanto annunciato.

In conclusione, la richiesta di Cantone rappresenta una sconfitta per lo Stato in un settore critico come quello della lotta alle mafie e alla corruzione, problemi che sono alla base della crisi della nostra economia, mentre lo storytelling renziano ci ha dato a bere che il problema erano i diritti dei lavoratori e quello di Salvini le troppe regole. Problemi che, al momento, non appaiono nell’agenda del ministro degli interni, occupato a condurre la sua personale campagna contro i migranti per guadagnare il consenso elettorale necessario a cambiare bandiera e tornare all’usato sicuro del centrodestra.

A voi decidere chi, tra Cantone e Salvini, dimostra di essere un servitore dello Stato.

 

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