La politica degli orrori

La politica degli orrori

Immagine tratta da startmag.it

Ci mancava Lino Banfi all’Unesco e l’antisemitismo, la bufala smentita da decenni sui protocolli di Sion, dopo il demenziale attacco due due DiDi alla Francia, demenziale non perché i cugini d’Oltralpe non abbiano colpa della crisi africana, come noi del resto, anche se in misura maggiore perché si sono fermati di più da quelle parti, ma perché non si può certo correlare l’immigrazione al fatto che alcuni paesi utilizzano ancora, per libera volontà, la moneta francese, basta leggere le statistiche. Per mistificare, bisogna almeno conoscere i fatti, se si vogliono evitare brutte figure, ma questo non sembra un problema dell’attuale esecutivo.

Questo quadro di orrori politici è completato dall’attacco di Salvini a Gino Strada.

Gino Strada porta nello sguardo e sul viso i segni di una lotta impari, di una sconfitta annunciata contro la follia della guerra e dell’odio. Accusarlo di essere triste perché la pacchia è finita, come ha detto quello che sarebbe un alto esponente delle istituzioni, è semplicemente incommentabile, parole che non suonano offensive se non per chi le pronuncia.

La maggioranza dei votanti, non degli italiani, attenzione, ha scelto questi individui come rappresentanti e, in democrazia, la volontà popolare si rispetta, anche se il pensiero che questi siano lo specchio di una qualsiasi maggioranza, è semplicemente agghiacciante.

La cosa più sconvolgente, ma neanche tanto, conoscendo l’Italia e gli italiani, è la platea di cortigiani che subito si è creata dietro i nuovi padroni per giustificare ogni trovata scatologica che esce dalle loro bocche, ogni sproposito, ogni tentativo di revisionismo storico, ogni idiozia. Così il Fatto Quotidiano, che un tempo fu un giornale, giustizialista e forcaiolo, ma un giornale, si è tristemente trasformato in quello che rimproverava a Repubblica: l’amplificatore dei nuovi potenti, il portavoce di una finta rivoluzione, l’alfiere di un inesistente cambiamento. Particolarmente triste , penosa, appare la metamorfosi di Travaglio: consapevole di aver scelto di nuovo il cavallo sbagliato, incapace per carattere di ammetterlo, i suoi editoriali sono sempre più penosi tentativi di arrampicarsi sugli specchi per difendere le uscite grilline. Mi aspetto, nei prossimi giorni, moniti contro la perfida Francia e aperture verso l’autenticità dei Protocolli dei savi di Sion, su cui Eco ha scritto uno dei suoi ultimi, illuminanti libri, Il cimitero di Praga.

Il servilismo acritico al potere è uno dei problemi di questo paese che, già in passato, l’ha condotto sull’orlo della rovina. D’altronde, non un segnale di vita dall’altra sponda, solo un tirare avanti fino alla resa dei conti di un congresso che potrebbe essere l’ultimo atto, il triste epilogo, per la sinistra italiana. Se nessuno si oppone, il potere impazza e così le prossime elezioni europee rischiano di ridursi a una resa dei conti tra i due padroni, senza nemmeno un Arlecchino pronto ad approfittarne. Sempre se, prima, i due Didi non guideranno l’invasione della Francia.

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