Rispondere alla violenza con la violenza è fascismo

Marzo 2, 2018 Arte e spettacolo

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Sbagliano i colleghi che sui social difendono l’insegnante esagitata che augura la morte ai poliziotti, come testimoniato dal video che in questi giorni è circolato sui media e in rete.

Sbagliano perché,  se c’è un messaggio che dobbiamo passare ai nostri ragazzi, è che la violenza, non importa se verbale o fisica, non è una soluzione, o meglio, è la soluzione di chi non possiede altri argomenti ed è quindi inesorabilmente destinato a soccombere.

Quando parlo di mafia, in classe, comincio dalle parole che i ragazzi usano tra loro. Ad esempio infame, parola che contiene al suo interno una violenza tremenda, tanto da ridurre l’altro a qualcuno che non può essere detto, nominato, una vergogna per sé e per gli altri. Lo faccio per spiegargli quanto il pensiero mafioso sia radicato  anche nel nostro lessico quotidiano e quanto le parole possano essere distruttive, feroci, crudeli.

Le parole contano, un’insegnante dovrebbe saperlo, le parole definiscono alterità o comunione, differenza o uguaglianza.  Prendersela con dei poliziotti che svolgevano il proprio servizio, in quanto poliziotti, è stupido e ingiusto, tanto più stupido e ingiusto in quanto proveniente da chi ha il compito di tramandare la memoria, di educare riguardo i poteri dello Stato e la necessità di rispettare le regole.

Perché, per quanto io sia in disaccordo, per quanto la cosa possa darmi fastidio e offendermi, se una manifestazione di estrema destra è stata autorizzata, chi la promuove ha il diritto di parlare.  Altrimenti, se impediamo a chi può farlo legalmente di parlare, cadiamo nel paradosso di contrastare il fascismo col fascismo, che è quello che ha fatto la professoressa.

La democrazia si conquista giorno per giorno, non è scontata e non può essere tirata in ballo solo quando fa comodo a noi. A Genova, nel 2001, molti di noi hanno toccato con mano cosa significa la sospensione della democrazia. Io non auguro alla destra, per quanto sia distante ideologicamente da loro e per quanto combatta le loro posizioni, di subire lo stesso trattamento: sarebbe una sconfitta di tutti noi come quella di Genova, anche se non ci arrivano, è stata una sconfitta anche per loro.

Le forze dell’ordine svolgono una funzione  di controllo e , a volte, repressiva, necessaria e non possono essere attaccate o denigrate per quello che è il loro compito istituzionale.  Soprattutto, la provocazione, l’incitare alla reazione violenta, è stupida ed è fascista.

L’antifascismo si pratica ogni giorno dando l’esempio, noi insegnanti lo facciamo proponendo valori e tramandando una memoria che dovrebbe essere condivisa: se non lo è è perché la scuola non è riuscita, in questi anni, svolgere bene il proprio lavoro anche perché, questo va detto chiaramente, il potere, la politica, hanno avuto interesse e continuano ad averlo, a che non lo faccia.

Trovo che questo episodio, alla viglia di elezioni contraddistinte da una violenza verbale e di contenuti senza precedenti, dalla tendenza a distinguere il bene e il male a seconda del colore della pelle, da fesserie prive di fondamento come la presunta difesa di una delle etnie più meticce del mondo ( la nostra), sia l’immagine evidente di un clima tossico, che ben poco ha a che fare con la democrazia, che molto ha a che fare col fascismo quotidiano da cui siamo, spesso, inconsapevolmente, circondati.

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