Il difficile mestiere d'insegnare

Febbraio 15, 2018 La scuola

scuola-elementare

Da anni il mestiere dell’insegnante viene quasi quotidianamente denigrato e delegittimato dai media, dalla politica e perfino dall’organo che dovrebbe tutelarlo, quel ministero dell’Istruzione che ha visto avvicendarsi titolari improbabili.

Siamo passati dalla scuola supermercato di Berlusconi e co. alla scuola-azienda renziana, senza ascoltare il parere di chi nella scuola lavora quotidianamente e guardandosi bene dall’intervenire sui problemi reali.

Siamo passati dai Presidi, a volte autoritari ma più spesso interpreti del ruolo di primus inter pares  e abili mediatori di conflitti interni ed esterni ai Dirigenti, burocrati interessati più alle carte da riempire che alle persone e alle relazioni tra le stesse.

Inutile stupirsi se oggi i professori vengono aggrediti da genitori e alunni. Inutile stupirsi dello svilimento di una professione che tutti credono di poter svolgere facilmente e che diventa ogni giorno più dura, difficile, faticosa.

I social networtk, la creazione delle chat di classe dei genitori, hanno portato allo stato dell’arte il processo di distruzione della figura dell’insegnante, trasformando il pettegolezzo in verità e inventando un figura mitologica: l’adolescente sincero.

Internet ha trasformato persone che non leggerebbero un libro di pedagogia neanche sotto tortura in esperti di didattica che si sentono in dovere di dare consigli a insegnanti con una carriera ventennale su come insegnare la Storia o la Geografia. 

Sono  così venute alla luce  alcune leggi naturali, teoremi che ogni nuovo insegnante dovrebbe mandare a memoria, che consiglio al Ministero di inserire nei corsi di formazione:

1) Non esistono alunni/e che non studiano. Tutti restano alzati fino a tardi e sapevano una lezione su cui non hanno spiccicato parola fino a cinque minuti prima di uscire di casa.

2) Qualsiasi mancanza disciplinare, non importa che l’alunno marini o alzi le mani su un compagno, è sempre colpa della sensibilità del ragazzo/a che si lascia trascinare dagli altri.

3) Sgridare un alunno/a significa provocare uno stato di tale prostrazione che perdura per mesi e ne pregiudica ineluttabilmente il rendimento scolastico.

4) Le parole “l’anno scorso l’abbiamo promosso/a nella speranza che quest’anno mostrasse un atteggiamento diverso, non l’ha fatto e c’è la possibilità che venga bocciato/a” equivalgono a una sacrilega bestemmia e non vanno mai pronunciate.

5) Lo sport è prioritario rispetto alla scuola.

6) C’è in ogni consiglio di classe un insegnante che tratta male gli alunni: a turno, è ognuno di noi.

7) Mai dare compiti per il week end e tutelare il giusto diritto al riposo dei ragazzi. Possibilmente, mai dare compiti.

8) Se il ragazzo si addormenta in classe è colpa dell’insegnante 

9) Non stupitevi e non fate facce se un genitore alla notizia che il figlio non combina un accidente, risponde compiaciuto:- proprio come suo padre/madre.

10)  Se un ragazzo/a presenta insufficienze in tutte le materie è evidente che gli insegnanti si sono messi d’accordo per bocciarlo.

Forse questo decalogo fa sorridere chi non vive di scuola ma vi garantisco che è basato sulla realtà. L’atteggiamento di molte famiglie, per fortuna non tutte, è esattamente questo.

Non voglio fare una difesa aprioristica della categoria e nei prossimi post parlerò anche dei problemi della scuola e delle responsabilità di chi svolge la mia professione, ma è indubbio che il clima che si respira è questo.  Da qui alle aggressioni, se ci riflettete un istante, il passo è breve.

Come se ne esce? Restituendo dignità alla categoria e mettendo mano ai problemi reali della scuola che non sono l’uso delle nuove tecnologie o quello dello smartphone. ma, se volete, ne riparleremo.

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