Archivia Giugno 2017

Ricominciare dalle periferie

64335-1

Le periferie sono non luoghi, discariche umane ai margini delle città dove vive chi è tagliato fuori totalmente o quasi totalmente da una qualsiasi opportunità di riscatto sociale, gli indesiderati, gli impresentabili veri, gli emarginati. Le periferie sono brutte, spazi nati senza un dimensione sociale e destinati a restare chiusi dietro una frontiera invisibile e invalicabile. la bruttezza come dimensione estetica è già di per sé emarginante, non comunica. non apre spazi di pensiero.

Io sono nato e cresciuto in periferia, una periferia assai diversa da quelle odierne. I quartieri operai erano vivi, la gente si conosceva e si riconosceva, le parrocchie e le sezioni del PCI ( ho frequentato più le prime che le seconde, per quanto possa sembrare singolare a chi mi conosce) erano centri di aggregazione reali. I sacerdoti di strada, come quelli che ho avuto la fortuna di conoscere, svolgevano soprattutto il compito di presentare ai teppistelli del mio quartiere possibilità di un rapporto diverso con gli altri, a  riconoscere il sé anche negli altri.

Nelle sezioni si discuteva, si ascoltava Dylan, Cohen, Neil Young e i loro epigoni nazionali, si criticava, si cercavano soluzioni e si forniva una rete di salvataggio sociale a chi non la possedeva.

Parrocchie e sezioni erano centri di coscienza etica e civile, la distanza tra Marx e la dottrina sociale della Chiesa assai minore di quanto si pensi. In periferia forse non salvavi l’anima e non sviluppavi una coscienza da intellettuale organico,  ma ti veniva voglia di migliorarti e di guardare agli altri, di comprendere che il mondo non ruotava attorno a te stesso e che ogni azione implicava responsabilità. Era già molto.

Oggi le periferie sono terre desolate prive di identità, abbandonate a sé stesse in una logica autoreferenziale che non è nemmeno più distruttiva ma ripetitiva, un loop infinito che non ha mai fine. Il tempo, lo spazio, gli spostamenti in periferia assumono una dimensione completamente diversa, diventano non tempo, non spazio, immobilità, spesso scandita dai programmi televisivi, di solito i peggiori.

La sinistra tradizionale, marxista leninista è morta e non risorgerà. Punto. ma una sinistra diversa, con una visione, con ideali forti da trasmettere alla gente può ancora esistere, ha ancora una sua ragione d’ essere e deve ripartire dalle periferie.

La sinistra deve tornare a offrire valori, a dare speranza, a rimettere in movimento quello che è fermo.

Bisogna tornare a parlare con la gente, ad ascoltarla a motivarla e, quando possibile, a istruirla. perché non c’è riscatto sociale senza istruzione, istruzione, non formazione, sapere, non mere nozioni pratiche.

Partire dal piccolo: i problemi di un quartiere. Spingere la gente fuori dalle case, farla riunire, discutere, litigare, proporre. Restituire alle persone la speranza che unendosi si possono ottenere risultati. Risultati che non coincidano, ovviamente, nel mandare via questa o quella etnia, ma nel trovare insieme, soluzioni per una convivenza serena, nel riconoscersi come persone che hanno gli stessi problemi, gli stessi sogni, le stesse paure.

Costa tempo e fatica, tornare a fare questo lavoro che un tempo preti e comunisti sapevano svolgere benissimo. Ma se si vuole cambiare, bisogna scendere dalle poltrone e dalle sedi comode, quasi sempre situate nel centro città, e andare in periferia, dove la sinistra è stata giustamente punita, perché ha tradito le speranze della gente, perché parla ormai un linguaggio incomprensibile.

Tutto il resto è fuffa. La globalizzazione è una realtà irreversibile, è inutile combatterla, ma si può migliorare, trasformarla in una reale risorsa per tutti. legalità è una parola svuotata di significato che quasi mai coincide con  giustizia sociale, un contenitore in cui far confluire tutto e il contrario di tutto, la legalità senza etica non significa nulla ed è il tessuto etico di questo paese che va ricostruito. Imprigionare i corrotti, va bene, ma è necessario inaridire le radici della corruzione. Con le chiacchiere roboanti ascoltate in questi giorni, anche dal teatro Brancaccio, e va tutta la mia simpatia a quelle persone, animate da buone intenzioni ma con poche idee confuse, non si ricostruisce un accidente.

Tornare ad occuparsi delle piccole cose, tornare  a prendersi cura delle persone, questo deve fare la sinistra. Offrire squarci di luce nel buio di una crisi che durerà ancora a lungo. questo bisogna fare.  Le parate, le dichiarazioni, i discorsi sui massimi sistemi hanno fatto il loro tempo.

E’ arrivato il tempo di tornare a sognare un mondo migliore, più equo, più solidale, più giusto, senza stravolgimenti di sistema ma trasformando un moto perverso in un moto virtuoso. Questo è quello che associazioni, politici, persone di buona volontà che si riconoscono in quell’ideologia dai contorni vaghi ma dai principi solidi che si chiama sinistra, dovrebbero fare. Tornare a essere centri di azione sociale e cominciare a farlo dove la società non c’è, dove lo Stato è assente, dove le persone sono sole.

Ovviamente, Renzi e il suo partito , perfettamente omologati alla società globale e alle logiche di mercato, non c’entrano nulla con questo discorso, non lo comprenderebbero, e la stessa natura del renzismo lo rende incompatibile con un’azione sociale capillare.

Io lavoro a scuola, per me guardare al singolo come a una parte del tutto e capire che i problemi del singolo sono i problemi di tutti, è naturale, spontaneo. E’ vero che la classe è un microcosmo ma è anche vero che, gente antica molto più intelligente di me, diceva che il microcosmo è lo specchio del macrocosmo.

Per quanto mi riguarda, tornare a curarsi della gente è l’unica strada possibile per la sinistra, se vuole avere ancora una speranza non di governare, ma di rendere il mondo migliore. Che sarebbe già un gran risultato.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il grande freddo e le lacrime

3758-7269OP621AU12022

Nonostante abbia scritto tutto il male possibile sulla precedente amministrazione, nonostante consideri Renzi e il Pd due nemici da abbattere, provo una grande amarezza al pensiero che Genova verrà governata da una giunta in cui convivono uomini d’affari, xenofobi, razzisti e fascisti, e non so quale sia, tra queste, la categoria peggiore.

Circa il sedici per cento dell’elettorato ha determinato questa scelta. Il 70% della gente, con molte buone ragioni che mi sento di condividere, ha scelto di non esprimersi.

Il mio pensiero va a Carlos, Kathrine, Hind, Bashir, Issam, Camila, e potrei andare avanti a lungo, sono i nomi dei miei alunni “stranieri”, nomi a cui corrispondono storie, sorrisi, volti, lacrime.  Probabilmente, per loro e le loro famiglie, la vita da oggi sarà un po’ più complicata, non tanto per i provvedimenti xenofobi che questa giunta prenderà sicuramente, Bucci dovrà pagare pegno alla maggioranza leghista suo malgrado, quanto per il clima che si è creato in città. 

Penso a quegli atteggiamenti insopportabili che a volte si vedono sui mezzi pubblici nei confronti di chi ha un colore diverso, penso al razzismo, che combatto quotidianamente e che probabilmente avrà un ritorno di fiamma, specie nei quartieri più disagiati, alimentato dalla nuova classe dirigente, penso agli esempi deleteri che avranno di fronte questi ragazzi, al futuro che gli si prospetta, alla rabbia che lentamente coverà in alcuni di loro. Penso all’amarezza e alla frustrazione che proveranno ogni volta che qualcuno li farà sentire “diversi”. Anche se ad essere diversi da certa gente c’è solo di che provare soddisfazione.

Questo non è il mio sindaco, rappresenta quasi tutto quello che odio e combatto da una vita, non sono d’accordo con chi dice di aspettare e vedere se manterrà le promesse perché non manterrà le promesse, per altro vaghe. Questo paese per vent’anni è stato governato dalla destra e il risultato è stato fare tabula rasa di ogni principio etico e morale, sdoganare i fascisti e’  l’effetto più  evidente di questo processo, e trasformare una sinistra bolsa e senza idee, in una destra annacquata. Quindi non venitemi a dire che bisogna lasciarli lavorare perché, storicamente, da quella parte, per il paese non è mai venuto nulla di buono e io la Storia la insegno, nella Storia ci credo. La destra si combatte, non si ascolta e non si aspetta.

Questa è una città che non mi appartiene più, che non riconosco più e che non mi piace. Io amavo la Genova delle lotte operaie, la Genova solidale e cooperativa, la Genova delle collette e dell’accoglienza ai profughi cileni, la Genova che applaudiva gli Inti Illimani e sentiva il 25 Aprile come la “sua” festa. La Genova partigiana, la Genova con i pugni chiusi, la città che si è stretta attorno a Guido Rossa, che ha detto no al terrorismo, che ha invaso le strade al funerale di De Andrè, la Genova che durante il primo giorno del G8 del 2001 è scesa in piazza con i migranti, la Genova dei portuali e delle braccia incrociate, la Genova di Don Gallo, di Don Prospero, dei preti che parlavano alla gente, dei lavoratori dell’Ansaldo e delle bandiere rosse.

Ha cominciato a morire in piazza Alimonda, quella Genova, alla Diaz, a Bolzaneto, il colpo di grazia gliel’ha poi dato quel partito che, per tanti anni, ha fatto la sua storia e poi l’ha rinnegata.

Ricordo una festa dell’Unità, alla guida del partito c’era Veltroni. Apre il suo intervento Victor Rasetto, barba alla Guevara, pettinato (odio gli uomini pettinati). Io e Claudia, mia moglie, ascoltiamo esterrefatti mentre dice che l’affermazione personale, l’aspirare alla ricchezza e al potere, non è un delitto. Ecco, lì ho capito che era finita. Il partito si stava già trasformando, stava già preparando Renzi, che è il prodotto finale di ambiguità, passi falsi, compromessi, connivenze, che hanno prodotto l’orribile metamorfosi che ha trasformato il più importante partito comunista d’Europa in un partito di destra amico dei fascisti.

“ Il grande freddo lo scioglieranno le lacrime del nostro furore” canta Claudio Lolli, un comunista, nel suo ultimo, bellissimo disco. Il Grande freddo è uno dei “miei” film, la narrazione delle perdita dell’innnocenza, della fine dei sogni di fronte alla realtà, del passaggio dalla gioventù a una maturità rassegnata ma, nello stesso tempo, è anche la consapevolezza che si può scegliere di restare sé stessi, di non cambiare, di non accettare compromessi su quei principi che erano le fondamenta della protesta e della lotta.

Oggi è la giornata delle lacrime, amare e brucianti, e del furore, se saranno sufficienti a sciogliere il grande freddo, lo vedremo più avanti.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ma la poesia di Caproni era elementare

Non capisco, da insegnante, le polemiche seguite alla traccia di italiano riguardante una poesia di Caproni. A parete il fatto che sarebbe cosa buona e giusta arrivare all’ultimo anno di scuola superiore e conoscere la poesia italiana, Caproni compresi, che è sì un minore rispetto a un Montale ma ha comunque un suo peso specifico rilevante nell’ambito poetico nostrano, il testo era elementare e anche chi non conosce  Caproni  avrebbe tranquillamente potuto riempire.paginate intere commentando il testo con buone speranze di ottenere un buon voto.

Davvero gli studenti delle superiori sono così incapaci di arrampicarsi sugli specchi, privi di inventiva e fantasia, tanto ottusi da non riuscire a interpretare un testo da quinta elementare?

Caso mai ci sarebbe da chiedersi perché assegnare una traccia così semplice, proto ambientalista e un po’ nichilista nel finale, e poi far uscire alla maturità classica l’autore più temuto tra tutti, quel Seneca che era il mio incubo nei giorni precedenti la maturità ( per la cronaca uscì un Cicerone, l’autore più gradito dai maturandi classici insieme a cesare).

Che poi la scuola italiana sia in piena crisi esistenziale, è evidente. L’oscena finta riforma della Buona scuola, normative di arruolamento sempre più farraginose, assurde e cervellotiche, l’incapacità di comprendere la complessità di un mondo che non è quello del Mulino bianco ma sulla scuola del Mulino Bianco sembra che il ministero legiferi, stanno portando il nostro sistema scolastico al collasso.

Da qui a sostenere che non si possa commentare una poesia perché non si è affrontato il poeta, ce ne corre. Qualunque insegnante sa quanto siano tediose le paginate relative alla biografia degli autori nei temi, spesso preponderanti rispetto al commento testuale che dovrebbe costituire il nocciolo dell’argomentazione; ebbene, il tema sulla poesia di Caproni permetteva di entrare subito in the middle of the fact, di commentare e divagare a proprio piacimento, non c’era nella traccia alcuna richiesta di notazioni biografiche, credo volontariamente.  Francamente la trovo una traccia facile, sensata, attuale e alla portata di tutti.

I commenti che ho letto sottintendono un’idea della cultura vecchia, nozionistica, antiquata, ancora ancora a programmi scolastici che non esistono più da anni e che molti insegnanti si ostinano a seguire, vuoi per abitudine, vuoi perché fa comodo, vuoi per incapacità di comprendere, chiusi in comode torri d’avorio, che il mondo cambia.

Bisognerebbe inserire, tra le materie di studio, l’arte di arrangiarsi, che contempla anche scrivere un tema sulla poesia di un autore di cui non si è mai sentito parlare.

Un persona di media cultura, capace di ascoltare, è in grado di sostenere una conversazione quasi su qualsiasi argomento non troppo tecnico anche se non lo conosce per nulla. Capace di ascoltare, ho scritto, dote assai rara non solo tra i ragazzi ma spesso anche tra gli insegnanti.

La cultura è un bagaglio leggero indispensabile per qualunque viaggio. leggero, non carico di nozioni. Eco diceva che la persona colta non è quella che conosce tutto ma quella che sa cercare quello che gli serve al momento giusto.  Vale anche per le parole, vale anche per un semplicissimo tema di maturità.

Il sospetto fondato è che molti di quelli che pontificano sui giornali, non abbiano letto la traccia incriminata. Oppure non siano in grado di svolgerla. Il che, a pensarci bene, spiega molte cose del miserando stato culturale del nostro paese.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Di fascisti, leghisti, pentastellati ed altre amenità

Avendo a lungo polemizzato con la mia parte politica da queste pagine, argomentando e circostanziando la mia ritrosia ad andare al voto domenica, trovo giusto parlare anche dell’altra parte politica, giusto per superare il mito del masochismo di sinistra.

Bucci è certamente onesto, un imprenditore con una fama solida, quindi si presume, ma non è così matematico, persona capace, anche se non proprio vicina a quella parte di popolazione che, in questo momento, sta soffrendo le conseguenze della crisi in modo drammatico.

Lo sbandieramento del suo curriculum vitae, che ho osservato sui social,  è una volgare esibizione che a poco giova  e, soprattutto, non giova a Bucci: la storia è piena di personaggi che, senza titoli accademici, hanno ben operato nel loro campo. Di Vittorio, mitico sindacalista, non era certo un intellettuale e uno dei miei padri spirituali, Leonardo Sciascia, era un maestro elementare. La storia è altrettanto piena di imbecilli, corrotti e corruttori con titoli accademici roboanti alle spalle. Vogliamo parlare di Berlusconi, Dell’Utri, e compagnia cantante?

Giova ancor meno a Bucci la canea squadrista che si è portata dietro al faccia a faccia con il suo avversario e che ha dato, come sempre danno fascisti, leghisti e affini, l’ennesima scarsa prova di democrazia. Se questo è il nuovo, quattro bifolchi che insultano l’avversario, possiamo tranquillamente tenerci il vecchio, grazie.

D’altronde, la canea se la dovrà portare in consiglio comunale, perché i numeri parlano chiaro: la sua maggioranza sarà in parte leghista, in parte fascista. Un mix da far tremare le vene ai polsi. E’ per questo che andrò a votare, nonostante tutto.

Andrò a votare perché considero Bucci e il manipolo di balordi che lo accompagnerà in consiglio comunale pericolosi per la tenuta democratica di una città che ha avuto la sua dose abbondante di pestaggi fascisti durante il G8 del 2001 e almeno per un’altra ventina d’anni è a posto, grazie.  Considero Bucci pericoloso perché, fermo restando che non ho motivo di ritenere che non sia persona meno che degna di rispetto, preparato, sinceramente desideroso di fare il bene della città, ma su questo lasciatemi qualche dubbio da proletario che guarda al padrone, se anche venisse eletto sindaco non comanderà comunque nulla, perché il sindaco è un primus inter pares, e la sua maggioranza può venirgli meno in qualsiasi momento se non resta fedele alla linea.

Qual è dunque la linea di Lega e Fratelli d’Italia? Intolleranza, razzismo becero, crassa ignoranza. Come da sempre è abitudine dei fascisti, questi sono leoni con gli agnelli (leggi profughi, immigrati, ecc., ma loro non distinguono la differenza), incapaci di articolare un pensiero politico coerente, buoni solo a parlare a quella parte di gente che non ha strumenti per decodificare l’inconsistenza e l’assurdità dei loro messaggi.

Genova è città meticcia, come ogni porto di mare, l’Italia è nazione meticcia, imbastardita da secoli d’invasioni, l’ultima grande nazione europea a diventare stato unitario. Ma come spiegarlo a gente che crede alla Padania e al dio Po? Come spiegare che i romani, sul meticciato e sul riconoscimento dei diritti civili hanno costruito un impero? Come dimostrargli che le razze non esistono, che in un mondo globale i fenomeni migratori sono inevitabili, ieri hanno interessato noi, oggi interessano altri popoli. Servirebbe un volume enciclopedico di mappe concettuali per far loro capire che non c’è nessuna guerra di religione in corso, nessuno scontro di civiltà ma solo uno sporco gioco di interessi legato alle risorse petrolifere del Medio Oriente.

Ma sarebbe come parlare ai sordi, come parlare ai sordi è rivolgersi ai Cinque stelle, che accettano senza batter ciglio di difendere lo ius soli e poi non votarlo, di cambiare bandiera a seconda degli umori del loro bizzoso capo, fulgido esempio di sistema orwelliano che utilizza, nella migliore tradizione totalitaria , un vocabolario assai limitato: corrotti, ladri, vi cacceremo, siamo onesti, abbiamo gli scontrini, ecc. La statura intellettuale è la stessa della canea, affermare che nel movimento ci sono seguaci di Berlinguer e di Almirante, spiega ogni cosa, compresa l’impossibilità di dialogo con questi che non sono militanti, ma fedeli, adepti di una setta guidata da un comico, perfetta metafora dello stato miserando in cui versa il nostro paese.

Domenica allora votiamo il meno peggio? Non lo so. Ho già parlato delle mie riserve sul progressismo ipocrita  e di facciata di questa sinistra, sulle leggi indiscutibilmente fascistoidi di Minniti, sulle posizioni della Serracchiani.

Diciamo che, da proletario, al padrone e alla canea, preferisco l’infermiere. E tanto basta.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Del relativismo e di come il terrorismo sia strumento di potere

L’attentato di  Londra costituisce un precedente gravissimo, il sintomo allarmante di una possibile escalation di follia che va fermata il più presto possibile.

Noto senza sorpresa che su facebook nessuno sta con gli islamici aggrediti e nessuno inveisce contro l’inglese che ha cercato di fare una strage. Sintomo sia del relativismo tipicamente occidentale per cui le medesime azioni non sono ugualmente deprecabili a seconda del colore della pelle di chi le compie, sia di una progressiva americanizzazione che contempla il ritorno all’ occhio per occhio dente per dente come un’ opzione tutto sommato da non disprezzare. Ovviamente, la ragione dorme sonni profondi e i mostri ballano.

Balla il mostro del razzismo, che una maldestra (ma dai?) azione politica del Pd ha risvegliato, trasformando un problema serissimo, quello dello ius soli, in una polemica di bassissimo livello che ha scatenato tutto lo spregevole armamentario razzista di gruppi marginali di falliti che hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità e torneranno nelle loro tane a chiedersi quale significato abbia il pollice opponibile.

Balla il mostro della paura, in parte giustificata, in parte fomentata ad arte da governi che mascherano la propria inadeguatezza agitando lo spettro di un nemico che hanno contribuito a inventare e che continuano a tenere in vita perché fa comodo a tutti.

Balla il mostro dell’ignoranza, Nixon, volgare, rozzo, corrotto, al confronto dell’attuale presidente degli Stati Uniti, sembra un fine intellettuale, il repubblichino Almirante, paragonato a Salvini appare come un lucido intellettuale progressista. Va aggiunta l’ignoranza di un popolo, il nostro, ampiamente coltivata e curata dalla politica, il cui unico risultato concreto negli ultimi dieci anni è quello di aver efficacemente contribuito a devastare la scuola pubblica.

Balla il mostro dell’ipocrisia, delle false promesse, delle cattive intenzioni mascherate da principi morali.

Balla il mostro della disinformazione accurata, costante, ossessiva da parte di media  ormai totalmente asserviti al potere che danno spazio, come si trattasse di giganti del pensiero, alle bizze di mediocri figuranti come Fabio Fazio.

In questo quadro da terra desolata l’attentato di Londra era quasi inevitabile, a furia di agitare senza alcun motivo il vessillo dello scontro di civiltà ( io quel saggio l’ho letto: è orrendo) si finisce per arrivarci davvero, facendo il gioco del potere, che trova nuovi strumenti per limitare le libertà individuali col plauso di tutti.

Inutile stare qui a disquisire di guerre del petrolio e del fatto che non siamo di fronte a nessuno scontro di civiltà ma all’ennesimo tentativo di impadronirsi delle risorse dei paesi più poveri da parte dei paesi più ricchi. La lettura di uno qualsiasi dei saggi più recenti di Franco Cardini, storico di destra, quindi lontano dalle mie idee politiche ma lucido e documentato quando si parla di problemi del mondo arabo, per farsi un’idea chiara della differenza tra ciò che sta accadendo e quello che ci raccontano.

Quello che mi preme sottolineare è l’assenza della pietà 2.0, quella dei badge e dei flames, quella dei coraggiosi da tastiera così ben rappresentati da Crozza. Il pensiero liquido colpisce ancora, il relativismo morale, anche e la pietà scompare. Viene da pensare, a leggere certi interventi, che, parafrasando Custer, l’unico bambino arabo buono è quello morto su una spiaggia.

  Terribile questa frase, vero? Dà da pensare, dà un’idea del baratro in cui ci stiamo lanciando allegramente da un bel po’ di tempo. Finiremo per raggiungerlo, prima o poi, se non riusciamo a frenare. E si sa la fine che ha fatto Custer.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Dell'essere italiani

Io credo che in un mondo globale le nazionalità non abbiano più molto senso mentre hanno un senso le culture, intese come quell’insieme di tradizioni mutuate dalla storia che costituiscono il genius  loci di un popolo. Culture da tutelare, tramandare e preservare, per non perdere noi stessi.

Sono   fieramente anti liberista, perché ritengo che l’attuale società abbia scelto la strada, non necessaria, di mantenere il proprio tenore di vita a spese dei più poveri e di favorire, al proprio interno,  le classi agiate a scapito di quelle proletarie. Se il liberismo ha una colpa capitale, e ne ha molte e molti morti ha sulla coscienza, non ultimi quelli per terrorismo, è quella di non preoccuparsi ma anzi di osteggiare la globalizzazione dei diritti, non comprendendo che diventa così assai complicato globalizzare anche le regole. Altra colpa è quella di uniformare le culture a una sola: quella del mercato e del consumo, senza curarsi dello sfruttamento intensivo delle risorse e della disuguaglianza sociale. E’ una scelta, non una strada obbligata: il liberismo classico nasce con altri intenti e la deriva attuale è figlia della scuola di Chicago e di Milton Friedman.

Ho da quindici anni il privilegio di lavorare in un quartiere multi etnico con alunni che provengono da tutto il mondo. Anni fa lavoravo con classi di soli stranieri, oggi la situazione è cambiata perché, forse Salvini questo non lo sa, gli stranieri che riescono a guadagnare qualcosa tornano a casa loro molto volentieri. Io tocco con mano la globalizzazione e i frutti avvelenati del liberismo ogni volta che mi siedo in classe.

Da figlio di immigrati meridionali, terrone che non si è mai deterronizzato, simpatica espressione raccolta dal web, provo una particolare simpatia verso i figli dei migranti che, come me, hanno il privilegio e la maledizione di essere nati senza terra sotto i piedi, di non essere etnicamente compiuti.Come il sottoscritto non è del tutto siciliano o ligure, loro non sono del tutto ecuadoriani, pakistani, senegalesi o italiani. Crescendo, solitamente, riscoprono l’orgoglio delle proprie origini e trovano nel nostro paese una terra da amare. Se non succede, accade quello che abbiamo visto succedere nelle banlieues qualche anno fa, quello che rischia di succedere nelle nostre periferie se non si interviene in fretta: lo straniamento, il mancato senso di appartenenza, si trasformano in rabbia, autoemarginazione e violenza. Il limite estremo di questo processo è il terrorismo.

Per questo ritengo che lo ius soli, oltre che un provvedimento naturale e inderogabile, oltre che un atto di civiltà troppo tardivo e cervellotico, così come è stato disegnato, sia anche un atto di autodifesa, un’arma contro il radicalismo che nasce dall’emarginazione.

E’ un peccato che il Pd banalizzi questa caratteristica (ma cosa non banalizza Renzi, forse lo statista più ignorante che mai abbia guidato il paese?) estraendo dal cappello il provvedimento nel corso di una campagna elettorale giustamente critica, dato lo sfacelo in cui sta gettando il nostro paese e la rabbia che ha generato in quello che dovrebbe essere il suo bacino elettorale,. ma a caval donato non si guardi in bocca, la norma va approvata al più presto.

L’opposizione a tale provvedimento da parte della lega è grottesca, aggettivo che quasi sempre descrive adeguatamente la mentalità leghista. Il nazionalismo di Salvini è anacronistico e insensato, ammesso che la sua mente riesca ad elaborare ancora pensieri logicamente coerenti. ma è pericoloso, molto pericoloso e non va né ridicolizzato né sottovalutato, ma combattuto.

E’ pericoloso perché basta guardare i social network per rendersi conto di come certi slogan, certi frammenti di video montati ad arte, attecchiscano presso le fasce di popolazioni culturalmente più svantaggiate, di conseguenza più deprivate economicamente e più arrabbiate. La rabbia monta dove manca il pane quotidiano.

Se una mia alunna dolcissima, posta un video fascista in cui viene teorizzata l’idea assurda che gli stranieri vogliano lo ius soli per prendere il potere e conquistarci, significa che i filtri sono saltati, che la gente non è più in grado di decodificare i messaggi da cui è bombardata e rischiano di rivivere vecchi fantasmi che credevano ormai sepolti dalla storia. da quando la televisione non è più servizio pubblico, a meno che non consideriate tale quello proposto da Fazio e Gramellini, due menti rubate all’agricoltura, da quando media e social propongono tutto e il contrario di tutto, seguendo la regola aurea che se qualcosa deve andare storto ci andrà, inevitabilmente le persone scelgono il peggio, non perché naturalmente malvage ma perché prive di basi epistemologiche adeguate per decodificare le assurdità, per distinguere non il vero dal falso, ma l’accettabile dall’inaccettabile.

E’ così che una  foto che ritrae i migranti che fumano diventa un pretesto per disquisire sulle reali condizioni di bisogno di chi arriva spesso per miracolo sulle nostre coste. E se chi la condivide è una brava persona e sai che lo è, quello che provi è solo amarezza e sconforto e rabbia verso chi getta benzina sul fuoco.

In questo quadro, il problema delle periferie è prioritario e una scuola che faccia non integrazione, orrenda parola che a un vecchio appassionato di Star Trek come me ricorda i Borg, ma condivisione di percorsi comuni, concetto più complesso, più difficile, e articolato, ancora più necessaria.

Concludo dicendo che qualsiasi processo di incontro tra culture diverse, può generare ricchezza o conflitto, dipende dal livello di rispetto reciproco. A scuola, i ragazzi non percepiscono la propria multi etnicità, spesso i miei alunni scoprono che il compagno di banco è musulmano in terza, casualmente. E non gliene può fregare di meno. E si chiedono perché quando qualcosa non torna. Gli adulti, invece, a volte i genitori di quegli stessi ragazzi, non si chiedono perché e brancolano nell’oscurità del pregiudizio perché nessuno gli spiega come uscirne.

Grillo e Salvini sono pericolosi, e in un paese normale non lo sarebbero ma sarebbero dei freaks, perché cercano di acquisire il potere sfruttando quell’oscurità, a spese della povera gente. E’ una visione della politica spietata, priva di etica e di tenerezza, lo specchio della guerra del liberismo moderno. Il problema è che lo stesso atteggiamento lo ritroviamo, in forma più edulcorata ma non meno dannosa, in quella che dovrebbe essere la controparte. Stessa spregiudicatezza aggravata dal fatto che lì un retroterra di valori esiste ma viene bellamente ignorato o tirato fuori quando comoda, senza convinzione.

E’ necessario che i due più potenti agenti di democrazia, la scuola e la società civile (sindacati, terzo settore, ecc,), dal momento che la politica ha momentaneamente abdicato da questo compito, propongano valori forti e fondanti e pretendano dalla politica un impegno forte su quei valori. O si rifonda un’etica della convivenza in questo paese o diventeremo terra di conquista non degli immigrati, come paventano i primati leghisti o i fedeli della setta grillina, ma di quella globalizzazione nefasta che i migranti li crea, un ingranaggio di quel meccanismo che parte da McDonalds e arriva all’Isis.

Essere italiani per me significa essere umani, solidali, cooperativi e inclusivi: senza distinzione di sesso, razza, religione. Come recita il testo politico più alto mai prodotto dai nostri rappresentanti.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Apocalittici e integrati

In questi giorni a Genova si respira una conflittualità sotterranea, una rabbia che ribolle soprattutto nei militanti di sinistra che hanno la mia età, dai cinquant’anni in su, e che non trova sfogo perché la contrapposizione con chi è più giovane, o è rimasto fedele alla linea, si arresta di fronte a un muro assolutamente invalicabile.

Il concetto di astensione attiva e punitiva viene frainteso da chi porta avanti la teoria del meno peggio, del voto utile,  o peggio, ostenta il pericolo nero, come Berlusconi ostentava il pericolo rosso.

Basta vedere la rilevanza che sui social network viene data a un movimento insignificante, politicamente irrilevante e, nei fatti inesistente, come Forza nuova. Forza nuova, movimento anticostituzionale che andrebbe immediatamente sciolto, formato per lo più da devianti frustrati incapaci di capire che se sono delle infami merde è anche per colpa loro perché tutti hanno la possibilità di scegliere, esiste solo nei post dei social che amplificano un messaggio assurdo che ha la stessa presa che potrebbe avere un movimento politico guidato dal ballerino della Tim.

Lo aveva spiegato bene Noam Chomsky e ribadito Umberto Eco che se il nemico non esiste, bisogna crearlo. Così, dato il crollo delle ideologie che ha appiattito le proposte politiche su una sostanziale uniformità, ormai necessaria e quasi inevitabile, in un sistema dove la finanza ha soppiantato la politica, ognuna delle parti in lotta, entrambe prive di qualsiasi principio etico che non sia il potere a qualsiasi costo, inventano nuovi nemici: ieri degli inesistenti comunisti, oggi leghisti e Forza nuova, agglomerati politici marginali e irrilevanti, se si facesse una legge elettorale seria, cosa che il Pd e Forza Italia temono più del demonio.

Io non credo sia necessario aver letto Bakunin, Marx o Marcuse, essersi sciroppati Wittgenstein e Adorno, e tanto che c’eravamo anche  Hegel e Heidegger ( perché il nemico va combattuto con le sue armi) per comprendere che l’approvazione del provvedimento sullo ius soli, tardivo e cervellotico come ogni legge che esce da questo governo, ma necessario, è stata tirata fuori all’improvviso per un cinico calcolo elettorale e non perché la sinistra si basa su valori etici diversi dalla destra.

Meglio: c’è una sinistra che, effettivamente, si basa su valori etici diversi, ma non sta in parlamento, non trova nemmeno un punto di contatto con il pd di Renzi, e non ha, al momento, un referente politico.

E’ una sinistra che cammina e lotta in mezzo a voi, che ogni giorno, ostinatamente  e un po’ masochisticamente, fa quello che ha sempre fatto: prova a cambiare la società.

Se c’è un motivo per cui non metterò mai il mio voto su una lista appoggiata dal Pd è proprio questo: hanno smesso di credere che la società si possa cambiare, si sono adeguati al sistema, hanno usato le armi del nemico fino a diventare il nemico.

Non si spiega altrimenti come si possa proporre lo ius Soli oggi, il decreto Minniti sul decoro dei centri urbani ieri e le sparate della Serracchiani in mezzo. Un melting pot di cazzate che non può definirsi neanche razzista, ma solo opportunista. Il Pd ha fatto proprio il pensiero liquido e l’ha reso talmente fluido da farlo diventare impalpabile.

Così quelli della mia generazione, che hanno vissuto la Dc, il terrorismo, gli scontri di piazza,la mattanza mafiosa, Mani Pulite, la seconda repubblica, etc. si ritrovano attoniti e sempre più furiosi a osservare questo assordante frastuono di nulla, questa politica priva di ideali, di basi epistemologiche elementari, di storia, di senso. Siamo passati dall’Uomo a una dimensione all’uomo senza dimensioni, flessibile, fluido, che s’insinua ovunque e assorbe tutto, basta che sia funzionale a portarlo al potere.

Quello che mi sconvolge è sentire dei giovani ammettere di votare il meno peggio. E che cazzo! A vent’anni per noi era conformista il PCI, abbiamo votato Magri e Capanna (Capanna!!!), abbiamo occupato le università, abbiamo perso sempre, con regolarità impressionante, ci siamo sciroppati Bergman e Buñuel, per mesi abbiamo evitato i cessi e usato solo le turche per non essere accusati di essere borghesi. Abbiamo fatto enormi cazzate, certo, ma ci sentivano maledettamente vivi.

Possibile che oggi un partito che è l’apoteosi stessa del conformismo borghese reazionario (scusate, fatemi parlare così, ogni tanto) un partito asservito senza riserve a quel sistema internazionale delle multinazionali di cui teorizzavano le Br nei loro messaggi sgrammaticati e deliranti, l’unica cosa giusta che hanno detto in mezzo a tanto orrore, tanto globalizzato da svendere i diritti dei lavoratori, devastare lo Stato sociale e mentire anche quando non è necessario, trovi consenso tra giovani colti, razionali, impegnati socialmente?

Possibile quando si elencano le nefandezze degli ultimi anni sentirsi rispondere che qualcosa di buona hanno fatto? E sti cazzi! Anche per mero calcolo delle probabilità, è inevitabile che qualcosa di buono abbiano fatto. ma il mondo va guardato salendo su una sedia, non solo dal nostro caldo angolo riparato. Io vivo una condizione privilegiata , il disagio, quello vero, non quello funzionale a dire che qualcosa di buono hanno fatto, lo tocco con mano ogni giorno e posso affermare senza tema di smentite, Genova è piccola e certi quartieri fanno testo, che la situazione peggiora di giorno in giorno. Stiamo tornando indietro, la realtà è questa. E allora, quel poco di buono che hanno fatto non mi basta..

Possibile che l’uso dello spirito critico si sia a tal punto azzerato? La lega non è fascista, la lega è un partito di primati privi di qualsiasi retroterra culturale che non sia concimare col letame i propri terreni. Mussolini veniva dal socialismo e dall’anarchia, aveva conosciuto Anna Kuliscioff, aveva dietro il più brillante filosofo italiano del Novecento, Giovanni Gentile. Aveva un’idea, aberrante, odiosa, spregevole, ma aveva un’idea di politica e di società. Questi non ce l’hanno, non c’è neanche bisogno di combatterli perché si combattono da soli, con la loro inettitudine, l’incapacità di formulare tre parole in italiano corretto, l’assoluta assenza di pensiero. Non si può scegliere di votare Renzi perché dall’altra parte c’è Salvini. A vent’anni avrei fatto quello che faccio adesso: avrei mandato a fare in culo tutti e due.

Sicuramente sbagliamo noi, sicuramente il futuro è questo: vivere turandosi il naso perché non sai che odori ci sono dall’altra parte. Certamente è anche colpa nostra, avremmo dovuto capirlo prima che ci stavano prendendo per il culo. Ma perché noi, che potremmo starcene tranquilli, siamo così incazzati e voi, che tranquillità sul vostro futuro non ne avete, siete così integrati? Si tratta solo di letture diverse della realtà, di letture diverse in assoluto o siete figli di uno Zeitgeist che non ci appartiene e che non potrà mai essere il nostro?

Non ho risposte, quello che so è che, per quanto mi riguarda, il futuro è nei prolet. Ancora.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Perché questa gente non mi rappresenta

Il mio post precedente tentava di dare una spiegazione dell’alto astensionismo che si è verificato in occasione della prima tornata delle comunali a Genova. Essendo stato accusato di generalizzare, mi sembra corretto e opportuno circostanziare i motivi per cui non mi sento rappresentato dai due candidati sindaco andati al ballottaggio e reputo stucchevoli, ipocriti e da sepolcri imbiancati non le legittime preoccupazioni di chi si sente minacciato da una possibile vittoria della destra, nè la chiamata alle armi ingenua e commovente dei giovani, ma il cinismo squallido di chi predica bene e razzola male, nella fattispecie il centrosinistra genovese.

Non spendo nemmeno una parola sul perché la destra non mi rappresenta: chi mi conosce, lo sa, chi non mi conosce lo saprà dopo essere arrivato alla fine dell’articolo.

Andiamo semplificando e puntualizzando:

1) Fino a due giorni fa, quelli che adesso paventano il pericolo di una vittoria della destra, con quella stessa destra hanno scritto una (pessima) legge elettorale e con quella destra erano disposti a far cadere l’attuale governo, guidato da loro stessi, e governare poi insieme. O Berlusconi si è sfascistizzato e rifascistizzato nel giro di due giorni, o i conti non tornano. E potrei chiudere qui il post.

2) Mi sembra che Angelino Alfano sia ancora un ministro del governo in carica e non mi pare che provenga dalla FGCI. E potrei chiudere qui il post.

3) Mi sembra che quello stesso partito che paventa oggi la vittoria dei leghisti fosse alleato con Verdini. meglio i corruttori dei razzisti? E potrei chiudere il post qui.

4) Il governo guidato dai paladini della democrazia e dei diritti ha fatto a pezzi lo Statuto dei lavoratori, liberalizzato i licenziamenti e devastato la scuola pubblica che, per altro, ha avuto l’impennata di orgoglio di scendere in piazza compatta, naturalmente restando inascoltata. E potrei chiudere il post qui.

5) Il governo dei difensori dei diritti ha approvato il decreto sul decoro dei centri urbani, un provvedimento osceno, razzista, decisamente di destra, tanto che è stato applaudito da quelli che oggi sono diventati i nemici. E potrei chiudere il post qui.

6) Veniamo a Genova. Il candidato sindaco era assessore della giunta che ha governato la città fino ad oggi: nè bene nè male, semplicemente presente ma inerte.  Questa giunta ha lasciato aperti capitoli fondamentali come quello del trasporto pubblico e dell’AMIU senza essere in grado di chiudere queste vertenze e si è caratterizzata per la sua ineffabile assenza e un silenzio assordante sui problemi che affliggono Genova.

7) Questa giunta, di cui fa parte quello che difende i diritti e vuole la città ospitale, ha deliberato lo sgombero del campo rom di Cornigliano, poco prima della scadenza del mandato. L’Istituto comprensivo Cornigliano aveva tra i suoi alunni una trentina di ragazzi rom che sono scomparsi, perché i difensori dei diritti hanno dimenticato sia il diritto allo studio, sia i diritti del fanciullo, sia svariati articoli internazionali che tutelano i minori. va aggiunto che molte delle associazioni che oggi insorgono sdegnate contro il pericolo leghista, sempre pronte a lanciarsi nella mischia quando le battaglie sono popolari e politicamente corrette, hanno scelto di non combattere questa battaglia, perché gli zingari sono brutti, sporchi e cattivi e stanno sul cazzo un po’ a tutti. L’hanno combattuta solo gli insegnanti di Cornigliano e la comunità di Sant’Egidio. E davvero potrei chiudere il post qui, perché dei difensori della democrazia che fanno eccezioni ne ho le scatole piene.

8) Questa giunta, come le altre che l’hanno preceduta, ha ignorato il problema del degrado delle periferie e Cornigliano, rispetto al Cep, rispetto a Begato, rispetto alla Diga, è forse il quartiere che sta meglio. Un grande piano di ristrutturazione urbanistica di questi incubatori di disagio e violenza, rilancerebbe il lavoro e permetterebbe di vivere in una città che esiste sui media solo per il suo centro. ma forse il difensore dei diritti e dell’accoglienza non ci ha pensato.

9) Il pd genovese, dopo aver regalato la Regione a Toti, candidando un’incandidabile, dato l’ottimo risultato ha pensato bene di ripetere il format, scegliendo un funzionario di partito probabilmente onesto, sicuramente obbediente, certamente non votato  al cambiamento dello status quo.

10) Il Pd è diventato il partito di un uomo che ha dato più di una volta prova della sua inettitudine, della sua enorme arroganza e di un certo fastidio per le regole della democrazia. Questo nonostante abbia avuto un appoggio senza precedenti dai media. Io credo che quest’uomo abbia bisogno di una lezione e che questa lezione debba arrivare da quell’elettorato che ha tradito, sbeffeggiato e insultato a più riprese.

. Io e i miei colleghi facciamo antirazzismo, integrazione e accoglienza da molto prima che qualcuno avesse l’idea di metterli in uno slogan e per noi, non sono mai stati uno slogan. Sono antifascista e considero i leghisti un errore dell’evoluzione ed è per questo che rivendico il mio diritto ad astenermi perché i due candidati, per motivi diversi, mi disgustano in eguale misura. All’amico che mi ha ricordato Matteotti, ricordo che i socialisti, al tempo, non sancirono un patto elettorale con Mussolini né si accordarono con lui per spartirsi i posti in parlamento.

Ovviamente non ho nulla contro chi andrà a votare e ricordo che se sarà eletto il candidato di centro destra sarà perché l’avrà eletto la gente. Non è che la democrazia va difesa solo quando ci comoda.

Concludo dicendo che raramente mi sono sentito così amareggiato e sconfitto come nel corso di questa campagna elettorale, e sì che da comunista e sampdoriano alle sconfitte ci sono abituato.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

L'astensionismo spiegato a mia figlia

Vedi, essere di sinistra una volta, prima di Berlusconi, prima che tu nascessi, significava essere e sentirsi diversi, portarsi dentro il dovere morale di rispettare le regole anche quando le si contestava, di essere integerrimi e onesti senza sbandierarlo ai quattro venti e senza mostrare scontrini. Significava spendersi per gli altri, gli ultimi, senza distinzioni.

Essere di sinistra non era facile, c’erano i fedeli alla linea, le teste pensanti, gli anarcoidi, come me, e quelli che pensavano che, forse, era necessaria qualche concessione al sistema se si voleva abbatterlo. Quelli hanno vinto, noi abbiamo perso.

Non ascoltavamo il rap ma poeti come Dylan e Leonard Cohen, studiavamo le strofe dei cantautori per coglierli in fallo, leggevamo di tutto, avidamente, ed ascoltavamo l’opinione di tutti, tranne che dei fascisti. Eravamo orgogliosi di appartenere a qualcosa che avrebbe cambiato il mondo e invece il mondo ha cambiato noi.

Andavamo in manifestazione senza sciarpe colorate e senza selfie, perché dovevamo stare attenti a non farci pestare dalla polizia e/o dai fascisti. Siamo scesi in piazza molte volte con i lavoratori dell’Italsider, perché i metalmeccanici, come mio padre, erano i nostri eroi e a nessuno di noi sarebbe venuto mai in mente una legge come il jobs act, se qualcuno di noi avesse pensato che per rilanciare l’economia era necessario arricchire chi era già ricco e rendere più poveri i poveri, lo avremmo mandato via a calci in culo.

Abbiamo seguito le metamorfosi del partito e non abbiamo capito in tempo che Berlinguer, l’ultimo grande uomo di sinistra di questo paese, aveva capito tutto in anticipo, forse per questo era così triste. Abbiamo accettato di non essere migliori degli altri, di rubare come gli altri, anche se gli irriducibili, le teste di cazzo come tuo padre e i suoi amici, hanno ostinatamente continuato a cercare di dare l’esempio, a rispettare le regole per poterle cambiare. Sembra complicato, vero? C’è stato un grande pensatore di sinistra, un poeta, si chiamava Havel, che ha scritto che l’unica arma della povera gente contro l’oppressione è il lavoro ben fatto. Il lavoro ben fatto disturba i corrotti e i corruttori, perturba il sistema, scardina l’ordine.

Brecht ci aveva insegnato che la scuola e lo studio sono armi potenti e alla scuola e allo studio molti di noi si sono dedicati con passione e sacrificio, sempre per la questione del lavoro ben fatto. I principi che insegno ai ragazzi seduti davanti alla mia cattedra, spesso seduti attorno a me, stare in cattedra non mi piace, sono gli stessi con cui sono cresciuto io: la sacralità del lavoro, il rispetto degli altri, non importa se gay, zingari, immigrati, drogati, tutti gli altri, tranne i fascisti, il dovere etico di spendersi anche per gli altri, anche per i fascisti, pensa un po’: per questo molti di noi fanno sindacato o sono parte attiva della società civile.

Eravamo e siamo rimasti teste di cazzo, senz’altro, e sognatori, per questo non possiamo dare il nostro voto a chi ha tradito ognuno di quei valori e di quei sogni. Abbiamo per anni lavorato duro e fatto il nostro dovere in silenzio e l’astensionismo è il nostro modo di dire vaffanculo a chi ci ha traditi e ha usato le nostre bandiere per arrivare al potere e poi gettarle nel cesso.

Non cederemo agli appelli contro la destra rozza votando una destra più raffinata, perché noi i fascisti, quelli veri, quelli cattivi, li abbiamo visti nelle piazze, all’università, li abbiamo sentiti raccontare dai partigiani quando erano ancora giovani e i loro ricordi erano freschi. Questi non ci fanno paura, questi ci fanno solo ridere amaro, sono solo chiacchiere e distintivo. Ci preoccupano di più i fascisti mascherati, quelli delle regole da cambiare, quelli del paese da modernizzare sulla pelle della gente, quelli delle delocalizzazioni e di Marchionne grande imprenditore, quelli che si fanno chiamare centrosinistra e non conoscono Moro e Berlinguer, quelli che due giorni fa erano disposti a un patto elettorale con la destra rozza e forcaiola.

Perché vedi, noi teste di cazzo di sinistra abbiamo un grande difetto: non dimentichiamo e quando veniamo traditi, non perdoniamo.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Scuole aperte d'estate? Come la corazzata Potiomkin.

La scuola assolve, o dovrebbe assolvere, o tenta di assolvere una funzione formativa ed educativa, il suo compito istituzionale , in ottemperanza a quanto recita la Costituzione, è quello di formare cittadini consapevoli, assicurare a tutti pari opportunità, sviluppare le competenze e i talenti di ogni studente.

Lavorare a scuola significa svolgere un lavoro pesante, sempre più complesso quanto più sono complesse le dinamiche e i problemi della società, per lo più ignorato o dileggiato dai più. Un lavoro che gli ultimi governi stanno tentando di svalutare ulteriormente, nel nome di un giovanilismo insensato e di una distorsione ideologica: non è il sistema scuola che non funziona ma gli insegnanti. La geniale idea è quella di dividere i docenti con l’elemosina del merito e orientare la scuola verso una struttura gerarchica che nulla ha a che fare con la collegialità e il fare scuola in senso proprio.

Si arriva ogni anno a Giugno stremati psicologicamente, sull’orlo del burnout e si svolgono gli esami, nel mio caso di licenza media, in uno stato di coscienza alterata, a metà tra il sogno e la veglia. Questo per gli insegnanti, ma lo stesso discorso vale per i ragazzi che hanno bisogno di passare del tempo completo con la propria famiglia, di rilassarsi e ricaricare le pile prima che la scuola ricominci.

Tenere aperte le scuole d’estate, come ha ventilato la ministra Fedeli, è l’ennesima idea stupida, insensata e controproducente dell’ennesimo incompetente ministro della pubblica istruzione.

Per quale motivo si dovrebbero costringere i ragazzi a venire a scuola d’estate? per fargli recuperare le lacune, dopo aver cancellato le rimandature a Settembre, che tanto bene farebbe ripristinare? Per supplire all’assenza delle famiglie in modo da protrarla per tutto l’anno? Perché i ragazzi odino ancora di più la scuola, una scuola che, ricordo, mantiene ancora indicazioni curricolari vecchie e stantie, una scuola che non si rinnova da quarant’anni, così da abbandonarla il prima possibile e arricchire l’esercito dei lavoratori in nero, senza diritti ma tanto graditi alle aziende?

Perché in questo paese non si guarda ai reali problemi della scuola? Perché non si risolve il problema dell’enorme diseguaglianza strutturale tra scuole del nord e scuole del sud, tra scuole dei quartieri ricchi e  e scuole dei quartieri poveri? Perché si riducono le competenze a un inutile foglio di carta straccia incomprensibile da consegnare ai genitori e non si avvia la sperimentazione di una didattica per competenze che comprenda classi formate per fasce di livello e un cambiamento radicale nella scansione dei tempi e dei modi della scuola dell’obbligo? Perché si riducono ogni anno i fondi d’Istituto o li si usano per il funzionamento e non perché vengano utilizzati per progetti sui ragazzi come prevede la legge? Perché si paga lautamente un ministro per fargli partorire cagate pazzesche come le scuole aperte d’estate?

I perchè potrebbero continuare a lungo. L’impressione è che si tratti dell’ennesima operazione di facciata, un altro finto proposito di cambiamento che se attuato, trasformerà le scuole in parcheggi , incubatori di frustrazione e carenze affettive per i ragazzi, se abortito, si risolverà nelle ennesime parole al vento dell’ennesimo ministro inutile.

Potrebbe però trattarsi di un ballon d’essai: spararla grossa per far passare un provvedimento sgradito di minore importanza, uno sporco trucco ampiamente praticato da Berlusconi.

Perché una cosa è certa: forse la mafia non uccide solo d’estate ma le fregature per il mondo della scuola d’estate arrivano regolarmente.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail