Archivia Aprile 2017

Fuoco amico sul terzo settore

La vicenda ha del grottesco: il procuratore di Catania ha aperto un’inchiesta riguardo le Ong che operano nel mediterraneo perché, sulla base di prove che non ci sono, perché non penalmente rilevanti a detta dello stesso magistrato, avrebbero il compito di sabotare l’economia italiana.

Io credo che neanche la mente devastata di Salvini avrebbe potuto concepire una idiozia simile e mi chiedo a quale scopo questa notizia sia stata riportata dagli avvoltoi di Striscia la notizia, sempre pronti a diffondere bufale e dai principali quotidiani.

Mi torna alla mente la vicenda del giudice Maresca che un anno fa sparò a zero su Libera con accuse del tutto infondate e si è scusato pubblicamente sui giornali dopo 360 giorni.

Mi chiedo se il procuratore di Catania non avrebbe potuto e dovuto condurre la sua inchiesta nel silenzio, arrivare a un risultato e caso mai, dopo, divulgarlo, piuttosto che gettare fango su chi ogni giorno rischia di suo per aiutare il prossimo e dare il via alla grancassa denigratoria di chi, per giustificare il proprio non fare nulla per gli altri, trova assai comodo affermare che tanto è inutile, è tutto marcio, ecc.

Fermo restando che se ci sono sospetti vanno chiariti e se ci sono colpevoli di reati, vanno puniti, gli attacchi al terzo settore, oggi Libera, domani le cooperative che accolgono i migranti, dopodomani chi si occupa dei rom, ecc., sono sempre più frequenti e, quasi sempre, provengono da chi il terzo settore dovrebbe tutelarlo, quasi sempre si tratta di fuoco amico.

Possibile che non ci si renda conto di dare la stura a criptofascisti come Di Maio, la Ravetto e compagnia cantante con le loro stupidaggini razziste? Possibile che non si arrivi a capire che chi lavora onestamente, e sono certo che si tratta della stragrande maggioranza delle Ong, verrà comunque preso in mezzo dalle polemiche, guardato con sospetto, calunniato?

In italia una parte del paese non aspetta altro che di sentire che dietro l’arrivo dei migranti, che sono pochi, molto meno di quanto la gente pensi, c’è un complotto, magari giudaico, per minare le basi di uno Stato che per metà paese ha latitato per buona parte della nostra storia. Basta un flame su face book, un ragazzino idiota e arrogante che fa due calcoli falsi spacciandoli per scienza per dimostrare che l’Italia non ha bisogno di accogliere i migranti , che subito questa stupida bufala rimbalza sui giornali e il coro dei ve l’avevo detto da parte dei cripto fascisti si fa assordante, Basta un Di Maio, cioè un nullafacente di lungo corso, per avviare la macchina del fango e danneggiare persone che arrivano in cerca di sopravvivenza e altre persone che cercano di farle sopravvivere.

Non basta l’ignoranza, l’approssimazione, la stupidità a spiegare tutto questo, specie se, come in questo caso, il fuoco amico viene da un rappresentante dello Stato.

Io non sono un affezionato alle teorie del complotto e non voglio fare ipotesi fantasiose, ma credo che se in questo paese si cominciano ad attaccare quelli che sanno guardare agli altri come una risorsa e non come una minaccia, siamo davvero arrivati alla frutta.

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Report: incidente di percorso o si è squarciato il velo di Maia?

Premetto che Report non l’ho mai sopportato. detesto i toni apocalittici di chi vuole per forza che in questo paese tutto vada male e cerca il marcio, detesto in particolare una certa sinistra, quella dell’area politica di riferimento della Gabanelli, che ama la polemica per la polemica, che è superficiale nell’analisi e confonde la denuncia con la calunnia.

Ricordo un osceno servizio sulla scuola che avrebbe provocato probabilmente un sussulto orgasmico a Renzi, se non fosse stato ancora in fasce.

Detto questo, dopo le polemiche sulla puntata, a dir poco approssimativa e tendenziosa, riguardante i vaccini, ho visto una parte dell’ultima puntata, quella dedicata a Trip Advisor e l’ho trovata inutile e irritante.

Ok, i like possono essere facilmente falsati: sai che scoperta! Lo fanno i ragazzini per aumentare gli accessi alle pagine Facebook, figurati dei manager. Ok, esistono agenzie che offrono di aumentare i like dietro compenso. Non è illegale, è nell’rodine delle cose in pubblicità Uno scrittore altrimenti osceno come Dan Brown, continua a vendere milioni di copie perché ogni suo (pessimo) libro è accompagnato da un ingente battage pubblicitario che comprende le numerose copie bene in vista nelle librerie per catturare l’interesse dei lettori. E allora?

Insomma mancava lo scoop, mancava il servizio mancava il motivo di una polemica capziosa e gratuita. Viaggiando, mi affido spesso a Trip advisor e posso dire che non mi ha mai ingannato: i buoni ristoranti hanno molti like a priori e i commenti negativi gratuiti si riconoscono immediatamente. Personalmente lo trovo un servizio utile e affidabile, quando non risultasse più tale, cancellerei l’app dal cellulare e amen. Allora?

I gestori che si lamentavano delle cattive recensioni o non fornivano un servizio adeguato o avevano prezzi elevati: escludo per la mia esperienza che Trip Advisor possa far chiudere un locale dove si mangia bene. nasce il dubbio che il servizio sia stato suggerito proprio da chi ha moto da temere dalle libere recensioni dei clienti.

Il legittimo sospetto è che Report non abbia mai fatto giornalismo d’inchiesta, quel giornalismo di cui la Rai un tempo era maestra e si sia limitato a sollevare polvere, qualche volta colpendo anche nel segno, spesso no. Adesso che non ha più le spalle coperte politicamente, adesso che non c’è più il berlusconismo da combattere ad ogni costo ma tutto è diventato berlusconismo con un altro nome, i nodi vengono  al pettine e viene messa in evidenza, spietatamente, forse al di là dei demeriti effettivi, la pochezza di un programma che ha fatto il suo tempo.

E’ un altro esempio dello stato miserando in cui versa l’informazione nel nostro paese. Sui giornali leggiamo servizi approssimativi, tendenziosi, volgari, molto, troppo spesso, pieni di errori. le notizie importanti vengono messe in secondo piano a favore dello stucchevole pettegolezzo quotidiano.

Parliamoci chiaro: chi se ne frega se la moglie di Macron ha venticinque anni più di lui? Non è più importante che riesca a frenare la deriva populista che porterebbe una vittoria della figlia del fascista Le Pen?

E’ davvero così rilevante che un ballerino abbia toccato per scherzo il culo ad Emma durante una puntata di amici? Tanto da sbatterlo su tutti i giornali?

Ce ne può fregare di meno se un presunto terrorista marocchino chiamava mamma la sua padrona di casa?

Come mai è scomparsa la Siria dalle prime pagine? Stanno tuti bene? E in Turchia che si dice, tutti liberi? Come se la passano in Venezuela? Cosa succederà in Europa se vincesse i ballottaggi la figlia del fascista? Qual è il programma di Renzi nel malauguratissimo caso che riesca a vincere le inutili primarie del Pd? Come pensa di ricostruire un partito che ha condotto alla scissione e di recuperare un elettorato che lo odia? Cosa pensa di fare Grillo per la scuola, per il lavoro, per la penetrazione delle mafie al nord, per i problemi reali che affliggono questo paese?

Queste sono notizie, tutto il resto è solo chiacchiericcio inutile.

L’impressione è che la nuova edizione di Report abbia squarciato il velo di Maia sul programma e che anche il re dell’informazione di denuncia sia, alla fine, desolatamente nudo. né più né meno uguale ai suoi fratelli della carta stampata. Questo è un paese dove la diversità presto o tardi, diventa omologazione.

Un’informazione di basso livello asservita alla politica è un rischio per la tenuta democratica di questo paese ma il problema sembra non toccare minimamente né i vecchi né i presunti nuovi attori della scena politica italiana. Loro, finché in prima gina c’è la mano sul culo di Emma, dormono sogni tranquilli.

P.s. A scanso di equivoci: lo scherzo ad Emma è stato censurabile e di pessimo gusto.

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Oggi non è la festa di tutti

Il 25 Aprile si ricorda l’esito finale di una guerra civile, una guerra che vide contrapposti due fronti: da una parte, italiani che stavano dalla parte di chi sterminava uomini, donne e bambini nei campi di concentramento, torturatori, assassini, dall’altra, italiani che credevano nei valori della democrazia, pur provenendo da esperienze diverse: comunisti, socialisti, cattolici, azionisti, ecc.

I torturatori e gli assassini, gli alleati del genocidio, hanno perso, sono stati sconfitti dalla storia, processati a Norimberga e condannati. Non può esserci né perdono né riconciliazione con  chi continua a portare avanti quei valori. Quindi oggi, non è la festa di tutti.

Oggi non è  la festa di vili sciacalli come Pansa, che nel suo deliro senile ha scoperto che la guerra è brutta e disumana, da qualunque parte la si combatta, ma ha dimenticato che i partigiani hanno combattuto anche per dare a lui la libertà di scrivere i suoi libri  e vomitare le sue accuse oscene dagli schermi televisivi, senza che qualcuno gli ricordi che i vecchi, se non il dono della lucidità, dovrebbero almeno avere acquisito quello della decenza.

Oggi non è la festa dei piccoli sciacalli come Di Maio, un nullafacente che insulta e offende chi cerca di fare qualcosa per gli altri, che semina calunnie e zizzania allo scopo di recuperare qualche voto sulla pelle dei perseguitati di oggi

Oggi non è la festa dei leghisti come Salvini, seminatori di odio, squallidi parolai privi di pensiero, genia di frustrati che si realizzano in un’illusione vuota di superiorità.

Oggi non è la festa di questo Pd, che ha dimenticato i valori che l’hanno portato ad essere quello che è, che ha dimenticato la propria storia, le proprie radici e non ha capito che chi rinnega il passato non può costruire il futuro.

Oggi non è la festa degli italiani indifferenti, quelli che lasciano fare, che non schierano mai, che aspettano di vedere da che parte tira il vento.

Oggi non è la festa dei leccaculo, dei cortigiani, dei servi d’ogni colore.

Ho avuto la fortuna di incontrare molti partigiani, sia da ragazzo, sia durante il mio lavoro di insegnante. Li ho ascoltati, li ho visti piangere e, a volte, ho pianto con loro. Ecco, oggi è la loro festa e solo la loro, perché tutti noi abbiamo avuto la possibilità di essere quello che siamo anche grazie a loro.

Tutto quello che possiamo fare noi, oggi, è cercare di impegnarci ogni giorno, nel nostro lavoro, nei nostri atti quotidiani, nel nostro essere cittadini, a fare sì che quel sacrificio non sia stato  inutile.

E un’atra cosa possiamo fare  leggere , documentarci e pensare prima di parlare.

Il primo giorno di scuola ho imparato una poesia che non ho mai dimenticato, una poesia di Brecht, in particolare un verso mi è rimasto impresso nella memoria: Impugna un libro, è come un’arma.

Col tempo ho imparato che non esiste arma più forte, e non a caso, quelli che oggi non hanno nulla da festeggiare ma devono solo tacere, i libri li bruciavano.

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Perché si fatica a chiamarla ministro

Si fa davvero fatica a chiamare ministro la sig.ra Fedeli, persona della cui onestà non ho motivo di dubitare, lo stesso non posso dire della sua competenza nelle materie riguardanti il  vicastero che guida-

Ho ascoltato in preda a sentimenti contrastanti, dallo stupore, alla depressione, alla rabbia, una sua lunga videointervista su Repubblica riguardo le deleghe del governo sulla scuola. A parte l’eloquio non proprio fluente, a colpire è l’approssimazione e la banalizzazione di concetti che meriterebbero ben altri approfondimenti.

Parlando del bullismo, la sig.ra Fedeli parla di un fenomeno diffusissimo nelle nostre scuole e del sei in condotta come di un chiaro segnale che esiste la volontà di arginarlo.

Il bullismo è un fenomeno per lo più mediatico, non perché non esista, esiste da sempre, ma perché in tutte le scuole del regno insegnanti coscienziosi e preveggenti, non si affidano al sei in condotta per arginarlo ma ad una puntuale sorveglianza e ad altrettanto puntuali sanzioni inflitte a chi si rende colpevole di atti di bullismo. Tutto questo continuerebbe a non servire a nulla, se quotidianamente, ostinatamente, spesso da soli, ogni giorno non  insegnassimo ai ragazzi le basi della convivenza civile, del rispetto, dell’accettazione dell’altro.Il sei in condotta la conseguenza, e non la più importante. di una serie di interventi educativi di cui la signora Fedeli non è evidentemente a conoscenza.

La signora ha poi parlato di cyberbullismo, dimostrando di essere informata sui possibili aspetti devianti delle nuove tecnologie ma non sugli ambiti di competenza degli insegnanti: il cyberbullismo è fenomeno che non riguarda la scuola ma le famiglie e il controllo, spesso inesistente, quasi sempre insufficiente, che esercitano sull’uso degli strumenti di comunicazione.

Il bullismo in sé, poi, per nostra fortuna, non è un fenomeno diffusissimo,  ma limitato e sporadico, buono però per attirare l’attenzione delle mamme italiane, iper protettive, iper ansiose e pronte a sfoderare il termine per comportamenti che tra gli adolescenti si configurano come assolutamente normali dai tempi di Seneca. Incontrando l’interesse delle mamme, automaticamente in fenomeno diviene mediatico e oggetto di costante disinformazione, approssimazione e pura e semplice speculazione sul nulla. Ma tutto questo la sig.ra Fedeli, evidentemente, non lo sa.

La signora, bontà sua, ha poi affermato che la scuola media è l’unica a non essere stata toccata dalla riforma. Sticazzi!, viene spontaneo dire. Negli ultimi anni la scuola media ha visto la riduzione delle cattedre a diciotto ore, con la scomparsa dei quindicisti e una ricaduta devastante sull’ordinaria attività scolastica, con classi divise, una demenziale e arbitraria divisione delle cattedre, ecc.ecc. ha perso il tempo prolungato, e viene abbastanza da ridere quando si parla di scuole aperte al pomeriggio, dal momento che le scuole erano aperte al pomeriggio e le hanno chiuse, ha subito il passaggio dai giudizi estesi, ai giudizi sintetici, al voto con incluso il pagliaccesco foglio delle competenze su cui ritornerò, ha visto riformare l’ammissione all’esame con il grottesco obbligo della sufficienza in tutte le materie, ha subito una riforma del sostegno umiliante per insegnanti e famiglie. Non c’era modo di demolirla ulteriormente anche impegnandosi.

Potrei parlare poi della confusione che la signora Fedeli ha più volte fatto parlando di valutazione e intendendo valutazione delle competenze in alternativa al voto numerico. Ecco, su questo argomento ci sarebbe molto da dire perché la valutazione delle competenze implicherebbe veramente una rivoluzione copernicana della scuola pubblica, una riforma vera e strutturale:  ma questo non è argomento che possano affrontare la sig.ra Fedeli, il sig. Faraone e gli altri tristissimi protagonisti della devastazione di un caposaldo cruciale del welfare.

Con tutti i loro difetti, che sono tanti, con tutte le loro contraddizioni, la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani non merita un ministro così, anzi, la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani meriterebbe che a rappresentarli ci fosse un ministro vero, competente e lungimirante. Con i tempi che corrono, un miracolo.

Certo che affermare come ha fatto la sig.ra Fedeli, che gli unici problemi causati dalla Buona scuola riguardano il reclutamento, è un po’ come dire che il peggior danno di Attila è quello causato all’agricoltura.

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La pietà 2.0

Sono anni che i bambini muoiono in Siria, non c’era bisogno delle foto strazianti di questi giorni per rendersene conto., Ci sono altre foto,che circolano da tempo: bambini come ombre tra le rovine della città, gli sguardi smarriti in cui si legge l’abitudine all’orrore, l’istinto vitale che si adatta all’indicibile.

I bambini continuano a morire di fame, di fatica, in buona parte del mondo: costruiscono con le loro manine i cellulari e i tablet che ci portiamo dietro, continuano a tessere tappeti in India, le bambine tailandesi continuano ad essere vendute ai turisti sessuali. Lidya Cacho  una giornalista messicana, qualche anno fa è stata denunciata e imprigionata perché denunciò un enorme giro di pedofilia in cui era coinvolto un importante imprenditore e uomini politici messicani di alto livello. Le nostre strade, ogni sera, vedono comparire come ombre giovani donne, poco più che bambine,che si offrono per soddisfare la voglia di trasgressione di noi, ricchi e pasciuti figli dell’Occidente.

Ma la pietà 2.0 si nutre di foto, scatti, e non dura nemmeno lo spazio di una settimana. Alla pietà 2.0 non importa dell’orrore quotidiano, dei bambini soldato che nel battesimo del fuoco massacrano i genitori, dei bambini del Sahel con le loro pance gonfie e gli occhi persi nel vuoto. Lei vuole lo scoop, l’orrore eclatante oppure la banalità, orrori domestici, da cullare e gestire con affetto.Tra un po’ via con le foto degli agnellini innocenti massacrati per Pasqua, via con gli sfottò sui vegani, via con i renziani e gli anti renziani, via con i grillini e gli anti grillini.

Quello che mi fa incazzare è che molti di quelli che si indignano per i bambini uccisi dai gas siriani, in ritardo, plaudono la legge sul decoro dei centri città, meglio nascondere i reietti che mostrarli, esultano se si sgombera un campo rom, con bambini annessi, vorrebbero rispedire indietro i barconi nel mediterraneo o lasciarli affondare, con bambini annessi.

Quello che mi fa incazzare, è che compare un articolo sul giornale dove si dice che 3 bambini su dieci in Liguria vivono in condizioni di indigenza, non sono assistiti come dovrebbero, non usufruiscono della scuola come dovrebbero e la pietà 2.0 non scatta. In una delle regioni più ricche del nord Italia 3 bambini su dieci vivono in stato di abbandono e chi se ne frega.

Quello che mi incazzare è che domani la pietà 2.0 avrà chiuso i battenti, fino al prossimo scatto.

E se qualcuno si chiede cosa faccio io ogni giorno per cambiare le cose, gli rispondo : cerco di spiegare ai ragazzi che ho di fronte che questo mondo, questo sistema, fa schifo, gli parlo di quello che succede, li invito a documentarsi, a informarsi, a selezionare quello che nella rete è accettabile e quello che è spazzatura, a ragionare con la propria testa, a capire che c’è il bene e il male e non fa lo stesso se ci si schiera da una parte o dall’altra. Faccio il mio lavoro, io e tanti come me, nella speranza che domani quei ragazzi non provino pietà 2.0 ma provino a cambiare questo mondo di merda.

Perché noi, in questo, abbiamo fallito. Non si possono combattere tutte le battaglie, no, nemmeno tutte quelle giuste: ma non si può neanche scegliere sempre di voltare la testa dall’altra parte.

A quelli che pensano che Assad e Putin siano brave persone e che i gas siano il frutto di una congiura giudaica, consiglio la lettura di un libro, sono quegli oggetti di carta, con pagine scritte che si girano una dopo l’altra e che a volte contengono notizie documentate: si intitola Bandiere nere  La nascita dell’Isis, l’ha scritto un giornalista americano che si chiama Joby Warrick e guarda un po’: nonostante racconti degli errori clamorosi di Bush e Obama nella gestione della crisi siriana, all’origine della nascita dell’Isis e degli orrori di oggi, ha vinto il premio Pulitzer. E’ il migliore dei quattro o cinque che ho letto sull’argomento. leggetelo, cosi quando scatterà la pietà 2.0 sul prossimo attentato o sul prossimo massacro, almeno i commenti saranno meno demenziali.

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La scuola italiana: punto di vista dall’interno

Sulle pagine dei quotidiani italiani, in questi giorni, si è tornati a parlare di scuola con una certa schizofrenia: da un lato, Il Corriere della sera pubblica un brutto e inutile editoriale di Paola Mastrocola, sulle competenze grammaticali degli alunni italiani, ne parlo tra poco, Repubblica pubblica una statistica Ocse secondo la quale la scuola italiana è la migliore in Europa perché le differenze tra alunni che provengono da famiglie agiate e quelli che provengono da famiglie meno agiate si annullano, almeno fino all’ultimo anno di scuola superiore.

Dunque buoni o cattivi, promossi o bocciati?

Mi permetto di esprimere la mia modestissima opinione di insegnante di scuola media, quindi di uno che  a scuola lavora ogni giorno.

Paola Mastrocola ammette candidamente di non aver mai letto un programma di scuola dell’obbligo. Bisognerebbe informarla che i programmi non esistono più da anni  e che, prima di scrivere su un argomento che non si conosce, sarebbe cosa utile documentarsi. Il grande Umberto Eco sosteneva che  l’erudizione non sta nel conoscere le nozioni ma nel saperle cercare quando è necessario. Ecco, forse la prof.ssa Mastrocola avrebbe trovato giovamento da una rapida ricerca sul web.

Confesso di detestare questo personaggio mediatico che ha una visione della scuola gentiliana, fatta di rigore e selezione, che pontifica sulla demotivazione di studenti che, evidentemente, non si preoccupa di motivare, che non comprende come lo studio sistematico della grammatica da lei proposto è morto e sepolto, che è espressione di una scuola vecchia, immobile, pretenziosa, stantia che andava bene cinquant’anni fa, forse, ma che era già vecchia ai miei tempi di studente del classico.

Consiglierei al direttore del Corriere di far parlare di scuola chi di scuola ne sa e la vive, non chi vive chiuso nella sua torre d’avorio e pontifica a vuoto.

I ragazzi oggi sono tutt’altro che vuoti, come li dipinge la Mastrocola nei suoi libri: sono privi di punti di riferimento, disorientati, delusi da una generazione di adulti che non riesce più a dare indicazioni di percorso. Provare a capirli dovrebbe far parte del lavoro quotidiano di un insegnante, certo, costa fatica, ma dà un senso al fatto di entrare in classe ogni mattina. Questo almeno, per il sottoscritto. I ragazzi sono curiosi, se li sai incuriosire, istintivamente solidali e generosi, senza filtri e senza meschini pregiudizi, capaci di riservare amarissime delusioni e sorprese inaspettate a seconda che un insegnante sappia o meno spingere sui pulsanti giusti.

Veniamo al sondaggio dell’Unesco. La realtà che io, come sindacalista e come insegnante, vivo quotidianamente, è diversa. Alle scuole superiori la disuguaglianza è fisiologica: i licei sono appannaggio per lo più di alunni appartenenti al ceto medio e alto perché comportano inevitabilmente l’accesso all’università e oggi, una famiglia proletaria, spesso non è in grado di sostenere finanziariamente altri dieci anni di scuola per il proprio figlia/a. Una volta si sarebbe indebitata per questo, oggi ci si indebita per le vacanze o per l’iphone.  La delegittimazione della scuola da parte dei media e della politica, come ascensore sociale, ha fatto il resto. Un ministro che afferma che è più importante una partita di calcetto che un curriculum, esprime senza alcun pudore e senza alcun rispetto della propria carica,  una dura verità.

A livello di scuola dell’obbligo, la disuguaglianza non è solo macroscopicamente evidente tra scuole del nord e scuole del sud, ma anche tra scuole della stessa regione e della stessa città. Per carità, l’uniformità di trattamento esiste, perché nei quartieri agiati i ragazzi che frequentano quelle scuole saranno figli di famiglie agiate e nei quartieri degradati di famiglie meno abbienti. Se uno è un po’ più abbiente e capita in una scuola disagiata, cambierà rapidamente scuola al figlio.

Ma questa è una disuguaglianza naturale, sta nell’ordine delle cose del sistema in cui viviamo.

Quello che non è normale, ma che costituisce uno stravolgimento della normalità, è che le scuole che operano in quartieri agiati siano più dotate di mezzi tecnologici e didattici e possano permettersi di fare cose che, a chi lavora e frequenta una scuola di un quartiere di periferia, non sono permesse. E questa io la chiamo una palese violazione del diritto allo studio. e della libertà d’insegnamento.

Va detto che poi la necessità aguzza l’ingegno: conosco insegnanti del sud Italia, di piccoli centri, dove non c’è nulla, che fanno cose straordinarie con una inventiva e una voglia di mettersi in gioco che raramente si possono rintracciare nelle seriose e grigie scuole delle grandi città del nord. Tuttavia, questo non giustifica l’ingiustizia palese di scuole di serie a, b, c, ecc.

Non solo la scuola italiana è fondata sulla disuguaglianza ma la Buona scuola che, naturalmente, non fa cenno di questa situazione, ha fatto di questa carenza sistema, ha ulteriormente diminuito i fondi per le attività sui ragazzi, ecc.ecc. La Buona scuola, nel suo spirito, contiene esattamente la distinzione tra scuole di serie a, b, c, ecc, ignorando del tutto il dettato costituzionale.

A fare sì che a scuola si pratichi ancora quella democrazia di cui parla la Costituzione, sono quegli insegnanti, tanti, che, con buona pace di Paola Mastrocola, forse non sapranno insegnare la grammatica come un tempo (e vorrei vedere lei, a fare grammatica con una classe di quindici extracomunitari che non parlano una parola di italiano, come è capitato a me qualche anno fa), ma nonostante famiglie sempre più conflittuali, dirigenti sempre più burocrati, una competizione interna sempre più insensata, continuano ostinatamente a navigare in direzione contraria e a fare  scuola, a fornire ai ragazzi le coordinate del mondo in cui vivono, ad ascoltarli e, quando possono e riescono, a guidarli, a dare quella plusvalenza che solo il fattore umano, il grande assente da statistiche ed editoriali, può dare.

Non è dunque la scuola italiana ad essere più democratica delle altre, sono gli insegnanti italiani a “fare” quotidianamente democrazia, nonostante tutto. Perché rifiutano di diventare “impiegati” , perché ritengono che il loro compito non si riduca a fare grammatica come vorrebbe la Mastrocola o a selezionare i migliori come vorrebbe Renzi, ma comprenda l’ascoltare tutti e non lasciare nessuno indietro.

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