L’ultimo comandante

Novembre 27, 2016 Attualità

 

Fidel castro

La morte di Fidel Castro ha generato, come è naturale, moltissime reazioni sui media e sul web. Da infimo professore di scuola media, due cose mi urtano in modo particolare: l’approssimazione quando si parla di storia e un certo gusto a sentirsi fuori dal coro, senza avere però la voce per cantare, fuori dal coro.

Un esempio tipico di questo atteggiamento sono stati i due post di Roberto Saviano su facebook: il primo, un attacco frontale al leader maximo, definito dittatore crudele, persecutore di dissidenti e omosessuali, ecc. Il secondo, un post “riparatore”, che se possibile è peggiore del primo. Ecco, ritengo che chi posta su un social ed ha un profilo pubblico elevato, dovrebbe essere almeno consapevole di quello che dice, andarsi a rivedere L’Autobiografia a due voci di Fidel Castro e Ignacio Ramonet, leggersi la biografia di Castro di Paco Ignacio Taibo, qualche passo di Le vene aperte dell’America latina di Edoardo Galeano, ripassare la politica americana dagli anni sessanta a oggi, leggersi magari la Trilogia americana di james Ellroy, guardarsi i due film di Oliver Stone e magari l’eterno film sul Che e poi parlare. Tutto questo se non è riuscito ad andare a Cuba.

Cuba, per gli appartenenti alla sinistra della mia generazione, è stato il sogno, l’utopia che diventava realtà: un popolo unito nella sua resistenza contro l’impero americano, un pugno chiuso che dava speranza alle popolazioni oppresse dell’America latina e dell’Africa, guidato da un intellettuale vorace, lucidissimo, che sapeva vedere lontano e ha intuito, in anticipo su tutti, il declino degli Stati Uniti, la globalizzazione, le colpe del capitalismo radicale, ecc.

Castro è stato un dittatore? Senz’altro, ma non come quelli dell’America latina, pagati dai veri presidenti degli Stati Uniti perché permettessero lo sfruttamento indiscriminato delle risorse dei loro paese da parte delle multinazionali in cambio del supporto militare per consumare massacri. Ecco, aggiungete  un qualsiasi testo di Noam Chomsky ed Edoardo Galeano e Sepulveda alla vostra bibliografia minima per parlare di Castro.

Perché c’è dittatore e dittatore: Stalin non era Hitler e Castro non è stato Pinochet. Ha perseguitato gli omosessuali? Sì, per cinque anni, negli anni settanta, nel quinquennio che la stessa Cuba ufficiale definisce “nero”. Ha firmato condanne a morte e perseguitato i dissidenti? Sì, ma al netto della propaganda occidentale, delle manifestazioni dei dissidenti pagati dalla Cia, dei terroristi finanziati sempre dalla Cia, il numero di condanne non giustifica il termine “persecuzione “ o “purga” per quanto, senza dubbio, vada annoverato nella casella delle colpe del regime e delle violazioni dei diritti umani. In ogni caso dal duemila non è stata più emanata nessuna sentenza contro dissidenti politici.

Castro è stato un rivoluzionario autentico e un liberatore? Senza dubbio. ha preso un popolo diviso e l’ha unito, ha dato ai cubano un’appartenenza e l’orgoglio di quell’appartenenza, ha avviato riforme sociali radicali, è stato l’unico capo di stato, nella storia moderna,ad attuare  una riforma agraria e dividere veramente le terre tra i contadini, ha resistito e fatto resistere il suo popolo a un embargo infame durato quasi cinquant’anni, ha scacciato dall’isola le compagnie petrolifere americane e la mafia: Cuba è l’unico paese del sud America dove non c’è narcotraffico. Ha trasformato il bordello e la casa da gioco degli U.S.A.,  in un paese indipendente e libero, orgoglioso e ammirato in tutta l’America latina e buona parte dell’Africa.

Tutto questo è storia documentata, fatti, non  chiacchiere. Tutto questo va contestualizzato nel periodo della guerra fredda quando in tutta l’Europa “libera” si approntavano strutture sul tipo di Gladio per impedire l’ascesa al potere delle sinistre, quando un presidente americano veniva assassinato e insieme  a suo fratello, futuro presidente, quando Luther King vedeva il suo sogno infrangersi nei proiettili che straziavano il suo corpo. Esistono necessità storiche che impongono scelte difficili e Castro non le ha mai rinnegate. Poteva fare meglio e di più? Certo, ma quello che ha fatto è stato enorme e resterà nella storia, al contrario di quello che ha fatto buona parte dei nove presidenti americani che gli sono sfilati davanti durante la sua lunga vita, avendo a disposizione ben altri mezzi.

E’ stata l’ultima voce a contestare il sistema capitalistico, insieme a tre papi ha messo in guardia il mondo contro il radicalismo capitalistico. Cuba poteva essere la terza via al socialismo, come il Cile, ma così non è stato perché la storia non lo ha permesso e i nemici erano troppo potenti. Il Cile è stato umiliato e offeso, ferito in modo indelebile dall’assalto degli scherani di Pinochet al suo presidente, Cuba ha tenuto la testa alta, indomita e bellissima, come un’idea.

“La storia mi assolverà”, disse Castro difendendosi in tribunale dopo l’assalto fallito alla caserma Moncada e dopo aver elencato accuratamente i crimini della giunta guidata dal pupazzo Batista ( quando si fa un citazione è sempre bene contestualizzarla, altrimenti si può far dire a chiunque qualunque cosa). Io credo che la storia lo abbia già assolto, che il peso delle sue colpe sia inferiore al peso di quanto di buono ha fatto. Il che non significa giustificare tutto, ovviamente, ma guardare con rispetto, senza infangarne gratuitamente la memoria, la figura di Fidel Ruiz Castro, rivoluzionario, costruttore di sogni, l’ultimo comandante.

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