Archivia Febbraio 2016

I politici che ci meritiamo

Coliandro Renzi

Partiamo con un piccolo exemplum che appartiene alla sfera televisiva.

Coliandro si è chiuso con un tripudio di pubblico osannante a Bologna e buone premesse per un’altra stagione. Una fiction di successo. Peccato che sia girata male, con episodi che scopiazzano qua e la le varie serie televisive americane, di ben altro livello, e abbia un protagonista ( senza nulla togliere alla bravura dell’attore) idiota, irritante,volgare, senza qualità. I comprimari sono poco più che macchiette, le trame sono ridicole, l’umorismo greve e ripetitivo, la scrittura amatoriale. Non a caso, l’unica puntata riuscita è quella che aveva come coprotagonista uno stralunato Vito nella parte di un uomo affetto dalla sindrome di Asperger. La recitazione è da filodrammatica. Per carità, Lucarelli, lo sceneggiatore, ha provato anche a inserire qualche spunto interessante, come gli accenni della presenza delle mafie al nord, ma tutto si disperde nella piattezza di un prodotto fatto e costruito per un pubblico che potrebbe essere rappresentato dal leghista medio. Ho trovato poi particolarmente di cattivo gusto l’inserimento, nell’ultima puntata, di un chiaro richiamo alla vicenda Cucchi, che meriterebbe ben altra cornice.

Non uccidere è una fiction ben girata, ben recitata, con personaggi di contorno con una psicologia complessa, le trame non sono mai banali e mirano a denunciare la povertà strisciante nel nostro paese, una povertà che genera drammi, il razzismo, l’ipocrisia di un certo mondo borghese, la discriminazione dell’omosessualità, ecc. Temi importanti, affrontati con delicatezza e con una scrittura di alto livello. La protagonista è una giovane donna tormentata e irrequieta, ben tratteggiata e meglio interpretata. Un prodotto che si distacca dalla media televisiva e non ha nulla da invidiare, anzi, forse ha qualcosa in più, un certo gusto europeo per l’introspezione, il coraggio di osare ritmi lenti, rispetto alle migliori serie di oltreoceano.

Non ci sono stati bagni di folla dopo l’ultima puntata e la terza serie è in forse, perché gli ascolti sono minimi, pena anche una demenziale programmazione da parte della terza rete, non nuova a cambi improvvisi di palinsesto. Dato poi chi arriverà a dirigerla,non si sa sulla base di quali meriti, le speranze di rivedere la fiction sono minime.

La televisione pubblica dovrebbe promuovere la qualità anche a scapito dell’audience, se necessario. Invece, probabilmente, assisteremo a un’altra serie dell’ispettore più idiota d’Italia e non sapremo mai i retroscena delle vicende familiari dell’ispettrice Ferro.

Questo è uno spaccato significativo della situazione del nostro paese perché spiega, mutatis mutandis, ad esempio, perché la legge sulle unioni civili di cui Renzi è “straorgoglioso” è monca, insufficiente, anacronistica. E’ lo stesso principio con cui si decide di proseguire una fiction piuttosto che un’altra: conta l’audience, in questo caso rappresentata da quella metà di popolazione che ancora ritiene sensato esprimere la propria opinione votando dentro un’urna elettorale, quando glielo permettono.

Un elettorato anziano, prevalentemente conservatore, mediamente incolto, non come Coliandro ma siamo lì, non avrebbe digerito la legge così com’era, grazie anche alla disgustosa e menzognera propaganda degli integralisti cattolici e della destra estrema e così il buon Renzi, ha sconfessato la propria maggioranza, si è alleato con una banda di pregiudicati e ha fatto passare una legge monca che i giornali di partito hanno applaudito come un passaggio storico. Grazie anche all’ottusa acquiescenza dei cinque stelle al loro padrone: il Movimento avrebbe potuto fare la storia ma ha scelto di lasciar perdere. Grazie, adesso mangiatevi gli scontrini.

La verità è che Umberto Eco aveva perfettamente ragione e le piccate repliche alla notizia della sua morte che ho letto sui forum e sul web, da parte di utenti offesi, che si sono sentiti chiamati in causa quando ha detto che grazie alla rete qualsiasi idiota aveva diritto di parola, oltre a dargli, appunto, ragione, lo dimostrano.

Eco voleva dire che in questo paese non esistono filtri, non esiste educazione all’uso dello spirito critico, tutto si riduce a una continua,volgare, irritante e costante bagarre campanilistica, una disputa sul nulla, un discorso tra sordi. Una grande occasione di dialogo libero, di confronto vero, qual era quella fornita dalla rete, va ogni giorno sprecata. Se nel Maghreb il web ha contribuito alla primavera araba e da noi ha generato la sfida delle mamme, un motivo ci sarà.

Ergo, abbiamo una politica che è esattamente lo specchio del paese: Renzi è sovrapponibile a Coliandro: l’età, i referenti culturali, il modo di esprimersi, sono gli stessi, lo stesso è anche il cast del governo: c’è la giovane poliziotta intelligente. la Boschi, il collega un po’ ottuso che lo adora e gli prepara il caffè, Alfano, e via discorrendo.

Bisogna rassegnarsi al fatto che la gente vuole Coliandro perché una parte consistente del paese è  Coliandro e vuole ridere sentendo ripetere “minchia” trenta volte in una puntata, piuttosto che riflettere e ragionare su qualcosa di più complesso.

Quindi viva Lucarelli, che meglio di tanti altri, ci ha dato una involontaria descrizione di Renzi e del renzismo, di un paese che ha messo l’intelligenza al bando e, quando accende la televisione o legge un giornale, preferisce spegnere il cervello invece di accenderlo. Tanto Coliandro alla fine ce la fa. Oppure no?

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Il medioevo che incombe: piccolo omaggio a Eco.

 

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Umberto Eco era un genio di tale grandezza che scrivere su di lui, anche solo per un piccolo omaggio alla sua memoria, rasenta la blasfemia.

Ho letto “Il nome della rosa” durante il Liceo classico. Ricordo ancora con stizza Bacciccia, il perfido compagno di classe che, poco prima di terminarlo, mi sussurrò all’orecchio “l’assassino è..” facendo seguire il nome del colpevole, che non svelo, perché anche in questi tempi tristissimi può esserci chi vuole cimentarsi con la lettura di quel romanzo.

La proditoria rivelazione era un segno dell’entusiasmo che quel libro, amato e odiato dall’autore, aveva suscitato in noi, soffocati dallo studio un po’ supino del Liceo e grati che il nostro latinorum servisse finalmente a qualcosa. Era una rivelazione, quel romanzo a tesi di cui solo dopo accurate riletture sarei riuscito a comprendere alcuni dei significati nascosti. Era il libro per noi, feticisti di una cultura arcaica, giovani e arroganti studiosi di greco, latino e filosofia con la pretesa di possedere le chiavi del mondo, rendendoci conto solo più avanti che quei grandi, come tutti i grandi, non offrivano verità preconfezionate ma parlavano di noi.

Ovviamente sapevamo chi era Eco, come conoscevamo bene Sanguineti e Chomsky, che completavano la triade di intellettuali onniscienti che ha caratterizzato il novecento. Uomini che hanno imparato a guardare il mondo da prospettive diverse e ci hanno insegnato a farlo con parole comprensibili, uomini che hanno dato un nuovo livello di significato alle parole “intellettuale” e “impegno”. Uomini nuovi e rinascimentali a un tempo, ossessionati dalla volontà di cogliere il senso e la direzione delle cose e forse, anche di indirizzarli.

Sanguineti ci ha lasciato da non troppo tempo, Eco ci lascia oggi e Chomsky, per fortuna, ancora lotta e spera in un mondo diverso insieme a noi.

La perdita di Eco significa per l’Italia la caduta in un nuovo medioevo, un vuoto che non può essere colmato se non con una inevitabile discesa nel baratro. Con tutto il rispetto per i (pochi) intellettuali onesti che ancora lavorano nel nostro paese, non c’è nessuno, oggi nel nostro paese, che possa aspirare ad occupare il suo posto nel Gotha del sapere mondiale.

Spirito critico degno di Occam, capace di ironia bonaria o affilatissima, a seconda degli obiettivi a cui era rivolta, Eco, oltre che saggista, semiologo, scrittore e quant’altri, era un polemista straordinario, un giornalista autentico che colpiva con implacabile precisione il bersaglio.

Ha combattuto anche qualche battaglia sbagliata: collezionista di prime edizioni, non poteva amare i libri elettronici né cogliere, come Sanguineti, il senso di una nuova rivoluzione paragonabile solo a quella di Gutenberg, quanto poi al web che avrebbe dato la parola a una massa di imbecilli, il professore avrebbe dovuto ammettere che la democrazia è anche questo, perfino quando gli imbecilli ( e sui forum dei giornali a commentare la dipartita del nostro se ne leggono molti) sovrastano le teste pensanti. Ma sbagliare è inevitabile se ci si mette sulla strada alla ricerca della verità delle cose.

Personalmente, Eco mi ha trasmesso il gusto di imparare con divertimento, l’entusiasmo infantile della cultura intesa come un grande gioco,a volte goliardico, a volte maledettamente serio, che nasconde un significato talmente profondo da provocare smarrimento.

Tra tanti servi di partito e di parte, tra tanti nani che non riescono neppure a salire sulle spalle dei giganti, tra tanti tronfi suonatori di spartiti polverosi, Umberto Eco, gigante vero, sarà sempre con noi, e ci mancherà sempre.

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Cinque stelle o del piede in due scarpe

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Non si può essere di destra o di sinistra, non si può essere partito di opposizione e partito di fronda, non si può essere orgogliosi della propria chiarezza e ambigui, non si può fare politica senza una linea politica.

Sono queste, in sintesi, le contraddizioni di un “non partito”, o meglio del partito aziendale della premiata ditta Grillo- Casaleggio. Nell’epoca dell’immagine conta l’apparenza e non la sostanza e nell’apparire sulle prime pagine dei giornali i grillini sono abilissimi, qualche volta nel bene, troppo spesso nel male.

Il penoso voltafaccia sulla legge Cirinnà, sdoganato come esempio di coerenza e spirito democratico, è in realtà un escamotage di basso livello per non scontentare le due anime di adepti: quelli fascistoidi e quelli confusionari-sinistroidi. Due anime che non possono convivere nello stesso nido perché le idee, nonostante quello che dicono Renzi e Grillo, non sono merce, non sono flessibili, non sono avariate.

Porgere così la palla a Renzi, che non aveva nessuna voglia di approvare la legge, è atto degno della peggior vecchia politica, una furbata indegna e squallida che non ha giustificazioni. Si dà per altro una mano anche al cardinale Bagnasco, autore di una intollerabile ingerenza negli affari dello Stato, stigmatizzata con maggiore veemenza dal Papa, tramite i vescovi amici, che dal presidente del consiglio.

Tolta la maschera, i Cinque stelle finalmente si mostrano per quello che sono: un partito senza una linea politica,senza un’ideologia, senza una visione coerente, manovrato da due pupari il cui unico obiettivo è il potere, possibilmente assoluto. A conti fatti, perfettamente sovrapponibili al Pd.

Che questa schifosa partita si giochi sulla pelle delle coppie omo ed eterosessuali e sui loro sacrosanti diritti, rende il tutto ancora più grave, più vile, più imperdonabile. Ma questo è il paese dei continui scandali nella sanità, delle mazzette, delle mafie, della corruzione che ci dissangua, delle raccomandazioni, del razzismo dilagante e della inefficienza come sistema: a chi volete che importi dei diritti civili?

Le deliranti parole della Taverna riguardo un complotto per far vincere le elezioni al movimento a Roma per smascherarne l’incapacità, oltre a denunciare la povertà culturale di chi le ha pronunciate, potrebbero dare un’idea a Renzi: non c’è bisogno di combattere il movimento in parlamento, perché affannarsi (poco)? Basta fargli vincere due, tre elezioni locali e mostrare che sotto il vestito non c’è niente.

A fa rabbia è il fatto che l’ipocrita atteggiamento di Renzi sarebbe stato scavalcato, se i cinque stelle avessero fatto quello che dovevano: forse avrebbero perso, nella loro ottica distorta, in coerenza, ma il paese avrebbe guadagnato in civiltà.

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Di guerre e di muri

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Nelle “Conversazioni contadine”, a un certo punto Danilo Dolci chiede ai contadini siciliani che sta seguendo se è giusto uccidere. Subito tutti dicono di no poi, stimolati dalle domande di Danilo, comincia a farsi luce un certo relativismo: è lecito uccidere, per legittima difesa, per vendicare l’omicidio di un familiare, se la moglie ti tradisce, ecc.

Lo stesso accade con i media quando devono giustificare atti di guerra: la violenza, normalmente condannata, diventa accettabile,addirittura necessaria. C’è poi la violenza quotidiana, quella che non fa notizia, la mattanza campana che non interessa a nessuno e quindi non esiste, o meglio, esiste solo per Roberto Saviano, quando gli danno spazio.

Bombardare ospedali e scuole, come accaduto ieri in Siria, è un crimine contro l’umanità, chiunque l’abbia commesso andrebbe giudicato e condannato da un tribunale internazionale. Invece in Siria si continua a giocare un partita sporca, degna dei peggiori anni della guerra fredda: stessi massacri ingiustificati, stesso cinismo, stesso disprezzo delle vite degli altri, stesse bugie, la stessa fabbrica del consenso.

La Siria è un quotidiano esercizio di menzogne, il terreno di gioco su cui si scontrano Putin e Washington, la Turchia, l’Arabia saudita e comprimari vari, tutti impegnati a salvare la pelle a un dittatore sanguinario per impedire l’avanzata dell’Is, il mostro che hanno contribuito a creare, Un gioco delle parti surreale, se non fosse tragico, l’epitaffio ideale per la morte della politica e la vittoria del denaro che domina su tutto.

La Siria è il paradiso dei trafficanti d’armi e di droga, il canale di scolo del fallimento delle politiche estere americane, la palestra personale di Putin, dittatore spietato di un paese dove i suoi migliori alleati sono le mafie. La Siria è lo specchio della nostra realtà.

La foto di un bambino annegato ha, per un momento  acceso i riflettori sul dramma dei migranti, suscitato un moto di sdegno generale, come se prima non sapessimo, come se anni di naufragi e corpi ripescati non fossero stati sufficienti. Quante foto di bambini siriani dilaniati dalle bombe americane, russe, europee ci vorranno perché si alzi un no alla guerra talmente forte da assordare il cielo? Quante volte ancora i canno ni dovranno assordarci tuonando? E per quanto tempo continueremo a fare finta di non sentire?

L’Europa da un lato crea le condizioni perché ondate di nuovi profughi in cerca di una speranza di vita arrivino sulle sue coste,dall’altro innalza muri, sospendendo Schengen e cancellando l’unica vera  e grande conquista di civiltà che ha ottenuto dalla sua unificazione. E torna il relativismo dei contadini di Dolci: l’Europa è un paese che ha al centro le libertà civili ma… l’Europa ha come valore fondante l’uguaglianza di tutti gli uomini ma… l’Europa è terra cristiana però… puntini di sospensione che significano vite umane cancellate, ignorate, umiliate, dilaniate.

L’Europa tollera che l’Ungheria innalzi un muro, che la Danimarca si comporti alla stessa stregua dei nazisti, che i dritti civili vengano violati sistematicamente, quotidianamente, impunemente all’interno dei suoi confini. L’Europa è come le tre scimmie sul tempio shintoista di Tokio.

Mentre un papa rivoluzionario, continua ostinatamente a predicare la pietà e la misericordia anche in casa dei narcos, i più sanguinari assassini del pianeta, l’Europa sancisce la fine della pietà, se mai c’è stata.

Tutto questo accade nell’indifferenza più totale della maggior parte della gente. Se metti una rana in una pentola piena d’acqua e accendi il fuoco, la rana si accorgerà che sta bruciando quando ormai è troppo tardi.

Ecco, noi, con la nostra ignavia, il nostro egoismo, il nostro egocentrismo, siamo quella rana.

Chiudo ancora con Danilo Dolci, che insegnava ai contadini a reclamare non per sé ma per tutti un mondo più giusto, un mondo dove lavoro e dignità sono patrimonio di ogni individuo, un mondo senza guerre e senza sopraffazioni.

Sono passati più di sessant’anni e quella strada è ancora tutta da percorrere.

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L’outing di Grillo e la fine dell’innocenza per i Cinque stelle

Pomezia (Roma), tappa Tsunami Tour del Movimento 5 stelle

Che Grillo abbia simpatie di destra, a Genova è cosa nota da anni e la sua uscita sul voto di coscienza riguardo le unioni civili non è che l’ennesima conferma. A questo punto, solo chi non ha occhi per vedere e orecchie per sentire può nutrire ancora dubbi: la mano tesa a Casapound, le ambiguità sulla concessione della cittadinanza agli extracomunitari e adesso questo regalo ad Alfano, bastano e avanzano a definire un’appartenenza politica, a etichettare il Movimento cinque stelle come una versione più o meno soft della lega, meno volgare ( a volte), altrettanto raccogliticcia e priva di una linea politica.

Messi in soffitta l’ecologismo degli inizi, le tendenze no global, i richiami ai diritti civili, i Cinque stelle si mostrano per quello che sono: un movimento raccogliticcio ed eterogeneo, con alcune ottime individualità, messo insieme da due cinici affaristi senza un’idea vincente che non sia quella di ricalcare, in piccolo, l’ascesa del primo Berlusconi e della banda Bossi.

L’onestà dei suoi aderenti, al momento indiscussa, non può mascherare il fallimento politico : ogni qual volta è arrivato il momento di essere decisivi, Grillo ha tirato indietro la mano e fatto cenno di no con la lungocrinita testina.

Fa tenerezza leggere sul Fatto quotidiano, giornale vicino ai Cinque Stelle, i tentativi di difesa di alcuni pur bravi redattori, cito per tutti il quasi sempre ottimo Andrea Scanzi. Lungi dall’essere il futuro, Grillo e il suo movimento rappresentano l’ennesima riedizione di una vecchia compagnia di giro sempre più patetica nell’ostinata riproposizione di giochi politici da avanspettacolo.

Così, mentre a Milano si consuma l’ennesimo suicidio di una sinistra maggioritaria ma incapace di coagularsi  (che novità, eh?), Renzi ottiene un’altra vittoria e avrà il tempo e l’occasione, grazie Grillo, per modificare, in modo da renderla inoffensiva, la legge sulle unioni civili.

L’abdicazione dei grillini dal ruolo di unica, vera forza di opposizione, patente attribuitagli con troppo ottimismo dai giornalisti del Fatto, spiana  la strada alla riforma costituzionale, probabilmente l’atto più grave e gravido di conseguenze tra le tante porcherie fatte da questo governo.

Apriranno gli occhi i grillini o, come gli elettori del Pd che hanno votato allegramente l’ennesimo manager amico degli amici,resteranno fedeli alla linea?

Ma la domanda è un’altra: c’è in questo paese qualcuno che abbia ancora la capacità di indignarsi?

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Missing in Egitto, morire per delle idee

 

egitto tumulti

Jack Lemmon in Missing, film di Costa Gavras, è un padre angosciato che crede nel sistema americano e si rifiuta di ascoltare la ragazza del figlio, scomparso durante il golpe in Argentina, che cerca di aprirgli occhi.

Per Lemmon,immagine del cittadino americano medio degli anni 70, il mr. Jones immortalato da Bob Dylan in una delle sue celebri canzoni, è semplicemente inconcepibile pensare che il suo governo possa aver appoggiato un golpe che ha azzerato la democrazia e possa sostenere un regime di terrore.

Man mano che il film procede, la straordinaria maschera di Lemmon si colora di consapevolezza fino allo strazio finale.

La vicenda di Giulio Regeni, torturato e ucciso dalla polizia egiziana forse per una tragica casualità, forse per giochi politici interni, sicuramente perché stava dalla parte dei più deboli, dei senza voce, mi ha fatto tornare immediatamente alla mente il film di Gavras. Immagino anche i suoi genitori come brave persone, incredule, straziate dal dolore e, forse, dalla consapevolezza che non troveranno mai una risposta.

Anche l’Italia appoggia un governo autoritario e ha contribuito al suo insediamento, il presidente del consiglio si dichiara amico personale del presidente Al Sisi, cioè del capo di uno stato dove scompaiono nel nulla ogni giorno 340 persone, “prelevate” dalla polizia.

Morire per delle idee a 28 anni è una tragedia personale di proporzioni inimmaginabili, morire in un paese guidato da una dittatura e spalleggiato dal nostro governo, è una tragedia politica, l’indifferenza dell’opinione pubblica riguardo questa vicenda, è un dramma etico.

I colpevoli verranno fuori,certo, saranno o criminali comuni, capri espiatori di comodo, o le ultime ruote del carro, mentre nulla verrà fuori dei rapporti politici tra Italia ed Egitto, di cosa il nostro paese riceverà in cambio per coprire la verità a cui ha diritto non solo la famiglia di un ragazzo ucciso perché credeva in un mondo migliore, ma tutto il paese. Probabilmente Renzi comparirà in tv, strafottente come di consueto, annunciando che giustizia è stata fatta, come aveva chiesto al suo sincero amico.

L’ipocrisia con cui la nostra diplomazia e il nostro presidente del consiglio stanno gestendo questa vicenda è insopportabile: non siamo più negli anni settanta in sud America, la guerra fredda è finita, il mondo dovrebbe essere cambiato. Invece è come se il tempo si fosse cristallizzato: gli scioperi degli operai egiziani trasformati in tumulti dai provocatori infiltrati del regime, la tortura come strumento normale per estorcere le informazioni, il terrorismo come pretesto per limitare la libertà, i morti innocenti di idee, vittime sacrificali sull’altare di una politica che non ha più nulla di umano.

La mia solidarietà va alla famiglia di Giulio Regeni e alle famiglie di tutti i desaparecidos egiziani, a chi vada tutto il mio disprezzo, potete intuirlo.

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Il senso della democrazia di certi italiani

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Il mondo sta bruciando, si compiono stragi atroci che occupano poche righe sui giornali a meno che non  si verifichino tra cittadini bianchi, benestanti e, possibilmente, abitanti in grandi città del mondo occidentale, nessuno fa nulla di concreto per fermare questa follia, mentre i bambini muoiono a decine in mare, adesso anche bruciati vivi.

Come avevo scritto in questo spazio, la compassione 2.0 ha funzionato lo spazio di una fotografia, poi siamo tornati al nostro razzismo quotidiano, Mai celebrazione del giorno della memoria è stata più falsa, inutile, offensiva per le vittime dell’Olocausto, che continuano a bruciare nell’indifferenza dei più, ogni giorno.

In Italia ogni cosa diventa piccola, meschina, il teatro si fa avanspettacolo, la tragedia, melodramma, la rabbia, isteria. Così il nostro contributo al razzismo quotidiano, il nostro sostegno all’indifferenza diffusa, si materializza nello scontro sulle unioni civili.

Intendiamoci, il problema è serio: i diritti civili sono sempre una cosa seria perché riguardano tutti, non solo la parte interessata. I diritti di una parte sono i diritti di tutti.

Trovo semplicemente oscena l’esibizione di ipocrita bigottismo del Circo Massimo: io non sono democratico al punto da ritenere che tutti abbiano diritto di parola, o forse sono democratico al punto da ritenere che sia ignobile manifestare per negare un diritto civile. Sui temi e contenuti di quella carnevalata non entro nel merito, non ce n’erano.

Trovo ancora più oscena la risposta di Renzi al sepolcro imbiancato Adinolfi, figurante di quarta fila che solo in Italia può assurgere al ruolo di protagonista. Che significa   “Ce ne ricorderemo” in risposta alla sollecitazione dell’insopportabile obeso? significa che il presidente del consiglio vuole fare un passo indietro sull’unica riforma non di destra presentata dal suo governo? Significa che, ancora una volta, si rimangerà quanto ha promesso? Oppure non è più necessario agitare lo spauracchio delle unioni civili per coprire altre magagne, tipo l’inesistente politica estera del nostro paese, tipo la crisi che non è affatto dietro le nostre spalle, tipo una politica economica basata sul nulla, tipo Banca Etruria e la vergine cuccia? Si sa che gli italiani hanno la memoria corta e difettosa.

Ma il Circo Massimo è stata anche l’ennesima ribalta di una destra forcaiola, razzista, intollerante, miserabile, ben lontana da certa destra europea e ben lontana da qualsiasi forma di pensiero liberale oltre che il palcoscenico di una destra cattolica compromessa e medioevale.

Renzi è a un bivio: o va avanti con la legge senza modifiche, riguadagnando forse qualche voto in quello che dovrebbe essere il suo bacino di riferimento e che ha più volte, sistematicamente umiliato e tradito, o segue l’ala più gretta della chiesa, quella che non ama il Papa, e la destra più becera d’Europa, guadagnando, presumibilmente, il dominio assoluto sulla scena politica.

Registriamo su questo punto l’ennesima occasione persa da parte dei Cinque stelle di dimostrare di essere una forza politica matura e non un’accozzaglia di persone con buone intenzioni e nessuna visione, al servizio di un re travicello bizzoso che si è già stancato del suo giocattolino.

Registriamo anche l’assenza di una forza di sinistra credibile,visionaria,viva, capace di camminare su nuovi sentieri e non di ripercorrere strade vecchie.

In conclusione, il secondo paese più corrotto d’Europa, può legittimamente aspirare alla palma di campione dell’ipocrisia, dell’intolleranza, del vuoto a perdere mentale.

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