Genova indica la via?

 

Polizia carica antifascisti a GenovaIo aborro qualsiasi forma di violenza, qualunque colore abbia, questo tanto per essere chiari. Ancora di più mi spaventa la violenza di chi, in teoria, dovrebbe tutelare i miei diritti e, in pratica, da qualche tempo, si sente autorizzato a decidere chi quei diritti li ha e chi no. Non si colpevolizza ovviamente una categoria, ma le mele marce cominciano ad essere tante.

Spero che Genova, cometante volte è successo in passato, ieri non abbia segnato la strada. Qualcosa è cambiato dai tempi del G8, certo: le scuse del questore, la promessa di fare giustizia sugli aggressori del giornalista massacrato, già individuati, il giornalista salvato da un poliziotto. Speriamo non si tratti di fum, una di quelle operazioni di facciata tanto gradite al ministro preferito da molti poliziotti.

Nessuna parola dal sindaco, il vero responsabile di quanto accaduto, capo di un giunta impegnatissima a opprimere gli oppressi, a emarginare ancora di più gli emarginati, a fare operazioni cosmetiche, a ricordare la storia della città quando gli comoda. Una giunta vergognosa, inerte, amica dei fascisti.

Quanto successo ieri è un segnale forte: siamo tornati indietro di quarant’anni, in piazza c’erano i rossi e i neri e, se la polizia deve scegliere, picchia i rossi, grazie anche a un ministro dell’interno che ogni giorno gli garantisce impunità e gli conferisce è un ruolo da giustizieri della notte, specie contro gli ultimi, specie contro chi non ha voce e non può difendersi. Era necessaria quella gabbia di protezione che bloccava le vie di fuga? Per tutelare un comizio illegale di un partito anticostituzionale? Facciamoci le domande e diamoci le risposte.

Gli striscioni e i cellulari sequestrati, alla luce di quanto accaduto ieri, vanno visti e come i segnali di una escalation che non sappiamo dove possa portare, specie se domenica il risultato delle urne sarà favorevole a chi non ha feeling con la democrazia. Strategia della tensione è parola che i benpensanti e i baciapile non afferrano, io la ricordo bene, e non cito De Andrè se non arriva la Digos.

Si continuano a pestare i giornalisti, e di questo bisogna ringraziare anche i Cinque stelle e Grillo, che li hanno offesi e derisi per anni, basta pensare all’ imbarazzante reazione dei due Didi alla notizia dell’assoluzione della Raggi. per carità, la nostra stampa fa schifo a livello editoriale, ma ci sono professionisti che hanno il sacrosanto diritto di fare il proprio lavoro senza per questo essere derisi o malmenati.

Questo governo, da quando è salito in carica, tira il sasso e nasconde la mano, nella speranza di non si sa cosa, o forse si sa, ma è meglio non dirlo.

Abbiamo per anni detto che la democrazia non era in pericolo e, a questo punto, non credo, onestamente, che si possa continuare a dirlo.

I fascisti a Genova hanno ottenuto quello che volevano: da topi di fogna sono diventati topi di fogna visibili, difesi con energia da chi avrebbe dovuto,in un paese dove le cose non vanno al contrario, sciogliere il comizio e mettere sotto inchiesta il sindaco, piuttosto che caricare chi protestava contro quell’insulto alla memoria di una città.

Genova non è più unita, oggi, come nel 2001, è una città divisa, in parte razzista, in parte smarrita di fronte al vuoto che si è creato a sinistra.  Mi auguro che domenica possa dare un risposta forte, indirettamente, a questa giunta vergognosa e indegna di questa città e al ministro degli interni peggiore che l’Italia abbia avuto dal dopoguerra a oggi.

Significherebbe che non è ancora troppo tardi. Forse.

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Perchè il comizio di Casapound è un’offesa a Genova

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Forse non esisteranno, come dice il sindaco Bucci, problemi legati alla sicurezza, riguardo al comizio di Casapound autorizzato dal Comune, ma stupisce che chi ha nominato spesso (invano) Genova e la sua storia non tenga conto proprio della sua storia oggi.

Va detto che in molte occasioni questa giunta ha preso posizioni certamente vicine a quelle di Casapound, in particolare con qualche assessore, ma da qui ad autorizzare il comizio di un gruppo neofascista con posizioni decisamente anticostituzionali nella città che per prima si è liberata dai nazisti, ce ne passa. Anazi, direi che questo comizio è uno schiaffo a chi ha vissuto in una Genova diversa, quella di Guido Rossa e delle grandi lotte operaie, per esempio. Quella capace di mobilitarsi in ogni sua componente per grandi gesti di solidarietà.

Casapound non è fuori legge per una di quelle strane anomalie del nostro sistema giudiziario, per cui è lecito inneggiare alla superiorità della razza bianca e invitare a stuprare una donna rom o occupare abusivamente da anni un palazzo in pieno centro Roma, mentre non lo è manifestare il proprio dissenso citando De Andrè o invitando a restare umani. Siamo certi che la Digos provvederà ad assicurare che il comizio si svolga in piena tranquillità.

Tuttavia esistono valori etici e morali che fanno parte del dna di  Genova, mi riferisco ad esempio alla solidarietà, all’internazionalismo, che sono del tutto incompatibili con quelli promulgati da Casapound. Io non sono orgoglioso di essere genovese, non mi commuovo davanti alla lanterna, se avessi la possibilità di vivere altrove lo farei, ho visto questa città degradarsi progressivamente e trasformarsi in un modo che non mi piace per nulla e, anzi, mi provoca un profondo disagio. Ma il troppo è troppo.

Evidentemente, nè il sindaco Bucci nè la giunta comunale conoscono la storia recente di questa città, le sue battaglie, la sua orgogliosa e secolare lotta contro ogni oppressione. Evidentemente il sindaco Bucci e questa giunta ritengono eticamente concepibile che da un palco si inciti all’odio razziale, evidentemente il sindaco Buccci e questa giunta non sono in sintonia con la città che dovrebbero amministrare e  che dicono, a parole, di voler far tornare grande. Evidentemente, il sindaco Bucci e questa giunta hanno fatto una chiara scelta di campo e ne dobbiamo prendere atto, anche se il comizio di Casapound sarà seguito dai soliti quattro gatti pelati e privi di neuroni.

Se la grandezza passa attraverso inutili tappeti rossi, false feste della bandiera e comizi fascisti, personalmente, ne farei volentieri a meno. Da genovese, anche se di radici siciliane, forse ancora di più per questo, mi sento profondamente offeso da tutto questo.

 

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La spada e la croce

++ Lega: Salvini inscena 'giuramento' da premier ++

Da cattolico, quel rosario in mano a Salvini mi disturba più del contenuto dei suoi discorsi. Il rosario è lo strumento con cui ci si connette col trascendente, esiste nel cristianesimo, nell’islamismo, perfino nel buddismo: il cerchio è il simbolo della perfezione, dell’unità completa tra uomo e Dio e i grani sono il mezzo per raggiungerla, il passi da fare per purificarsi l’anima.

In mano a un cinico opportunista ignorante e razzista, il rosario è una bestemmia.

Ieri Salvini ha messo le carte in tavola, e sono carte truccate: non c’è mezza verità nel suo discorso, tenuto accanto ai più squallidi rappresentanti di quella genia avvelenata di xenofobi che appesta ancora la politica occidentale.

Salvini ha mentito dall’inizio alla fine, argomentando sul nulla, parlando di nulla, attaccando indirettamente Papa Francesco, un uomo, e si sa che i quaqquaraquà davanti agli uomini veri si trasformano in conigli. Non ha avuto il coraggio, il capitano de noartri, di fare il nome del suo unico avversario in un paese senza opposizione, se non quella colorata, colorita e gioiosa della gente stufa delle sue bugie, è riuscito a mettersi in difficoltà da solo.

Salvini è il nulla, il paladino di un’Italia senza qualità, chiusa, incapace di guardare al futuro, ingrata verso il passato e senza più una storia da ricordare, una memoria da condividere.  E’ il paladino di un’Italia di cui vergognarsi.

Adesso sta a ognuno di noi, domenica prossima, fare la propria parte.

Io non voterò Pd, a mio parere un’altra faccia del nulla, l’esatto rovescio della medaglia Salvini, con la differenza che la base di Salvini è fatta da individui squallidi, quella del Pd da brave persone ed è ancora più grave la responsabilità politica di un partito che ha perso la strada da tempo.

Non credo al voto utile, nè al voto contro: credo al voto consapevole, alla libera espressione delle proprie idee, alla consonanza tra i pensieri del singolo e quelli di chi lo dovrebbe rappresentare.

Credo nella democrazia, non nel sistema, che però è al momento, il meno peggio, fino a quando uno dei ragazzi di oggi non troverà una soluzione domani. Noi no, noi non la troveremo, imbevuti di ideologia e nostalgie, arrabbiati per esserci fatti fregare  troppe volte, cinici per sopraggiunta età e sconfitti.

Vedremo se questo paese riuscirà a sollevare la testa o se la marmaglia riunita a Milano attorno a un re nudo e blasfemo, l’avrà vinta.

 

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Quelli che, come l’ANP, non entrano nel merito della questione


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In occasione di sgradevoli fatti di cronaca come la sospensione comminata all’insegnante di Palermo, c’è sempre qualcuno che posta un pippone cominciando con:” Non entro nel merito della questione”.

Nel caso specifico, non si capisce cosa ci fosse da entrare nel merito: l’accusa di culpa in vigilando costata la sospensione alla collega era chiaramente fuori luogo e immotivata, come è evidente che dare risalto a una notizia così, chi lavora nella scuola sa cosa voglio dire, significa sì provocare una levata di scudi da parte dei soliti noti ma anche fare sì che un copspicuo numero di appartenenti alla maggioranza silenziosa si auto imbavaglino per paura.

A furia di non entrare nel merito della questione, di far finta di non sapere, di voltarsi dall’altra parte per non criticare chi sventolava la nostra bandiera abbiamo permesso a Renzi di fare a pezzi il Pd per eccesso di narcisismo e mancanza di contraddittorio, lasciando il paese in un momento critico della propria storia senza un’opposizione degna di questo nome.

A furia di non entrar nel merito della questione, di lasciar lavorare dei giovani inesperti, di trovare perfino la sinistra a destra, leggi Cinque stelle, abbiamo un governo di razzisti e incompetenti che sta traghettando il paese verso il disastro.

A furia di non entrare nel merito della questione, ci sediamo sulle comode poltrone dell’antifascismo senza comprendere che siamo di fronte a un fenomeno nuovo di condizionamento di massa, che la cieca sudditanza dei Cinque stelle è frutto di una accurata poltica aziendale, che Salvini manda i suoi post attraverso i social ai giovanissimi, per preparare nuovi proseliti. Il fascismo in Italia è fermo da decenni all’1% e così resterà nei secoli.

A furia non entrare nel merito della questione ce la prendiamo con la scuola che non insegna storia. Beh, chiedetelo ai miei alunni che lunedì hanno una verifica su guerra fredda, sessantotto e terrorismo, chiedetegli quanto abbiamo parlato di mafia e corruzione e non credo che solo nella mia scuola si affrontino certi argomenti. Quanti di quelli che criticano li affrontano a casa con i loro figli?

A furia di non entrare nel merito della questione, stiamo dimenticando che la Memoria non è un punto di partenza, ma un punto d’arrivo, come dimostra l’egregio lavoro dei ragazzi di Palermo ( a proposito: se i miei alunni mettessero su un powerpoint così girerei ubriaco per il mio quartiere cantando canzoni goliardiche per la gioia, perché mi sentirei utile), che la memoria non è condivisa, anche se sarebbe bello che lo fosse, che bisogna cominciare a leggere il presente per ritrovarvi i semi del passato, ma leggere tutto il presente, non solo quello che ci serve.

A furia di non entrare nel merito della questione tolleriamo quotidianamente un uso improprio dell’operato delle forze dell’ordine consentendo senza fiatare piccoli abusi di potere che forse resteranno tali, forse diventeranno grandi abusi di potere e la colpa sarà di chi non è entrato nel merito della questione a suo tempo.

A furia di non entrare nel merito della questione, stiamo accettando una quotidiana diminuizione di umanità, un quotidiano sopruso ai danni degli ultimi a cui restiamo indifferenti nelle nostre tiepide case.

E chi sa un po’ di libri, sa già come andrà a finire.

E sarebbe buona creanza, che chi non vuole entrare nel merito della questione, tacesse.

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Insegnanti sotto mira? Un problema per tutti.

Insegnanti cattivi

E’ un brutto episodio quello che ha coinvolto una collega d’Italiano di un Istituto tecnico di Palermo, Rosa Maria Dall’Aria, a cui va tutta la mia solidarietà, sospesa dal servizio per quindici giorni a causa di un powerpoint in cui alcuni suoi alunni equiparavano il decreto sicurezza alle leggi razziali, quindi Salvini a Mussolini.

Brutto episodio perché segnalato da un fascista, che scrive su siti fascisti, con un tweet al Ministero dell’interno, secondo quanto scrive oggi La Repubblica, e perché ritengo, onestamente, che la Digos potrebbe occupare il suo tempo in modo più sensato piuttosto che sequestrando cellulari, striscioni con citazioni di artisti famosi e presentazioni powerpoint.

Non c’è bisogno di gridare aiuto i fascisti, la presenza della Digos nelle scuole, per chi ha la mia età e magari ha anche contestato e occupato a suo tempo, come chi scrive, ha un significato ben preciso e rimanda a un periodo poco lieto per le libertà individuali in questo paese. In nome della sicurezza di pochi, spesso, si è agito a scapito della sicurezza di molti.

La colpa ascritta alla collega è l’incubo di tutti gli insegnanti: culpa in vigilando, uno dei motivi per cui, ad esempio, da anni non partecipo più a gite scolastiche. Sostanzialmente siamo responsabili di tutto ciò che accade ai ragazzi quando sono sotto la nostra custodia.

Benissimo e giusto, entro certi limiti, ma secondo il Provveditorato di Palermo, da oggi, siamo anche responsabili di quanto pensano e dicono i ragazzi, e questo è francamente assurdo. Da un lato, dobbiamo sviluppare lo spirito critico, dall’altro, se questo viene esercitato in modo sgradito al potere, siamo colpevoli di aver esercitato lo spirito critico. E’ esattamente quanto successo a Palermo.

So, per esperienza personale, che  la tua carriera e quello che hai costruito, la rete sociale di stima e di affetto che un insegnante con tanti anni di esperienza finisce per crearsi attorno, non conta nulla nel momento in cui sei oggetto di una indagine disciplinare: non è ammesso che un insegnante sbagli e, forse, anche questo è giusto, data la responsabilità che abbiamo e che ci viene riconosciuta, va detto, solo quando finiamo nei guai.

Sono convinto che la collega verrà ritenuta non responsabile di quanto ascrittole e debitamente risarcita, ma sono cose che ti segnano, momenti in cui si svelano amici e nemici, dove i secondi, spesso, superano i primi. Sono quelle situazioni in cui ti sembra che tutto il lavoro svolto non sia servito a nulla.

Tanto per essere chiari e perché, come ho già scritto, ho paura della polizia: l’accostamento leggi razziali- decreto sicurezza è improprio, semplicemente perché la nostra Costituzione impedisce in modo chiaro e netto che possano esser promulgate di nuovo oscene leggi come quelle del ’38. Certo che il decreto bello non è, induce a qualche dubbio sia sulla sua liceità, sia sul rispetto dei diritti civili dei migranti e sono sicuro che la professoressa avrà debitamente spiegato perché quell’accostamento era azzardato e perché era comunque il caso di fare attenzione a quanto succede nel paese in termini di diritti civili.

Doveva controllare prima la presentazione e impedire che venisse presentata? Ma non diciamo fesserie! L’ultima moda della didattica è il dibattito: due gruppi di alunni presentano tesi contrapposte ( razzismo e antirazzismo, per esempio) e poi dibattono cercando logicamente di argomentare le loro posizioni. E’ esercizio utile e salutare per lo spirito critico di cui sopra: aiuta a salire su una sedia e vedere il mondo da punti di vista diversi, farebbe bene a molti esponenti del governo e dell’opposizione. Tra l’altro, la libertà d’espressione, è diritto costituzionale garantito anche ai ragazzi.

Quella presentazione, quindi, poteva essere occasione di critica, di dibattito, di crescita,; quanto all’accusa di plagio, rivolta alla collega, a parte che il reato non esiste più da anni, è ridicola: per fortuna i ragazzi, oggi, continuano a ragionare con la propria testa, qualunque cosa tu gli dica.

Non è un bel posto dove vivere quello dove si punisce un insegnante per aver svolto il proprio lavoro in base alla spiata di un fascista. Speriamo non sia un inizio ma solo un episodio isolato.

P.S. La mia frase sulla Digos non ha alcun sottotesto critico: se l’ufficio politico ritiene che lenzuola di donne anziane che citano Pino Daniele, selfie con goliardate e cartelloni che citano testi famosissimi di De Andrè e Caparezza costituiscano un pericolo per la sicurezza, fa bene a sequestrarli. Ma dubitare di questo non è ancora un reato, spero.

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Salvini: l’italiano tipo?

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Cosa ci raccontano le cifre su Matteo Salvini? Con i numeri non si scherza, i numeri restano e lasciano pochi spazi alla fantasia, i numeri sono una vera manna per chi contesta: se vogliamo davvero contrastare l’ascesa della destra, diamo i numeri.

17- Sono i giorni in cui Matteo Salvini ha lavorato al ministero, esatto, diciassette giorni interi: con quelli in cui si è presentato solo al mattino, arriviamo a trentanove. Trentanove giorni per svolgere un lavoro per cui tutti noi lo paghiamo lautamente. Certo che, dopo il primo decreto sicurezza e la bozza del secondo, c’è da sperare che, in futuro, si fermi in ufficio ancora meno. Tenuto conto che spesso ha inveito contro i furbetti del cartellino, si nota una certa contraddizione con il suo assenteismo. La domanda che sorge spontanea è: chi lavora al suo posto, chi tiene le redini del Ministero dell’Interno? E’ una questione non irrilevante, dato l’importanza del problema sicurezza per questo esecutivo.

211- Sono i giorni in cui Matteo Salvini ha partecipato, a nostre spese, a incontri, meeting, cene elettorali. Per la Lega. Sapete, quelle occasioni in cui si irrita se qualcuno lo contesta, quando dimentica che la democrazia riconosce il diritto di critica, quei giorni in cui la Digos invece di stanare terroristi stana cellulari  che hanno scattato inquietanti selfie col ministro e minacciosi striscioni tipo questa lega è una vergogna, per altro citazione del mai troppo rimpianto, grandissmo Pino Daniele. Quei giorni in cui lui può dire che i suoi contestatori sono zecche rosse ma i suoi contestatori non possono dire niente, perchè, come ha detto il capo della polizia Gabrielli .- Mica si può contestare cosa dice il ministro!.

Ah, non si può contestare, cioè il ministro può dire quello che vuole, insultare chi vuole e non si può contestare. Bene. Ma che stupido, dimenticavo! Il ministro può anche sequestrare cinquanta disgraziati su una nave per giorni e non essere perseguito, grazie ai suoi amici pentastellati, sì, quelli dell’uno vale uno, come no. Bisognerà parlarne dello stretto rapporto tra polizia e ministro, di questo feeling mal celato. Ma non lo farò io. Perché? Perché da quei maledetti tre giorni del 2001 la polizia mi fa paura, se ci fermano a un posto di blocco mia moglie, guida lei, sa che non può contare su di me, perchè mi paralizzo.In germania ci hanno fermato i poliziotti tedeschi: quando lo racconta ride ancora da rischiare le convulsioni. E’ triste, specie se si tiene conto che uno dei miei più cari amici è un poliziotto e un altro è un carabiniere. Molto triste. Comunque la penso come Saviano, tanto per essere chiari.

600000- Sono i rimpatri che aveva promesso di effettuare. Seicentomila, non so neanche se ci sono abbastanza aerei per rimpatriare tanta gente.

6000- Sono i rimpatri effettivi a oggi, meno di Minniti, meno addirittura di Monti. L’uno per cento di quanto promesso. Eh sì, perché i clandestini non sono mica tutti quelli che dice lui, potremmo fare delle cifre anche su questo, ma non vorrei tediare troppo chi legge. E poi le cifre sui rimpatri comprendono una cospicua percentuale di migranti che hanno lasciato il paese volontariamente. Già, l’uomo che ha messo in sicurezza il paese.

3- Sono i processi per eccesso di legittima difesa nel corso dell’anno passato. Un numero esorbitante, direi angosciante, che giustifica una nuova norma sulla legittima difesa. Fate voi.

Cosa viene fuori da questi numeri? Il segreto del successo di Salvini.

Fate mente locale, pensate all’italiano medio , com’è? Ignorante, supponente, arrogante, scansafatiche, furbetto, vendicativo, incapace di argomentare un discorso logicamente, incapace di mettere insieme tre periodi in italiano decente, sempre pronto a vedere i difetti degli altri e incapace di autocritica. ne consociamo tutti di gente così, no?

Coincide? Non lo so, fate voi, io non dico nulla, vedi sopra quello che ho detto sulla polizia.

P.S. La foto è quella del MInistero degli Interni, così se lo incontrate potete indicargli com’è fatto.

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