L’esorcismo del potere

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Due notizie apparentemente distanti tra loro ma, in realtà, collegate da un tratto comune, due piccoli episodi che dicono molto, a saper leggere dietro le righe di cos’è diventato questo paese.
A Ponticelli, un quartiere di Napoli, viene sgominata una piazza di spaccio, i pusher usavano dei minori per nascondere e trasportare la droga.
L’uso dei minori da parte delle mafie, in particolare da parte della Camorra, non è certo una novità, i minori non sono perseguibili e quindi vengono utilizzati come corrieri e, a volte, purtroppo, anche come sicari. I vari gruppi che si contendono la supremazia nei quartieri, quelli che fanno le “stese”, passaggi veloci sulle moto  sparando all’impazzata per far capire chi comanda, sono spesso guidati da giovanissimi e le varie serie di Gomorra ci danno un quadro abbastanza realistico della situazione. Dietro tutto questo c’è una scuola che fa quel che può ma non si può pretendere che sia l’unico attore sociale impegnato sul territorio, l’assenza cronica dello Stato da certi quartieri, la mancanza di una seria politica di contrasto alle mafie completano il quadro.

Certo che la affermazioni del ministro dell’istruzione di qualche giorno fa, suonano ancora più fuori luogo alla luce di vicende come questa.

E’ singolare, che  non si registri al momento alcun tweet sull’argomento da parte del  ministro degli Interni, che sarebbe la figura deputata a occuparsi di questi problemi e invece sembra occuparsi di tutt’altro. Trattandosi di terroni e non di immigrati, forse la cosa al momento non lo interessa.

Ha invece ritenuto opportuno esprimere la propria opinione sulla presunta invocazione a Satana da parte della conduttrice di S.Remo durante uno sketch comico; una boiata, evidentemente, un caso costruito sul nulla, eppure il ministro ha ritenuto opportuno illuminarci censurando, ovviamente, lo sketch.
Guardate che si tratta di un fatto solo apparentemente irrilevante: il ministro, con quel semplice tweet, ha teso la mano a quella parte della Chiesa ultrareazionaria e ultraconservatrice che sta diffamando da mesi Papa Francesco con l’intenzione di spingerlo alle dimissioni. Ogni atto di un ministro è un atto politico, questo non bisogna dimenticarlo mai, anche un semplice tweet è un messaggio, un segnale chiaro a qualcuno. In questo momento, l’appoggio di una certa parte della Chiesa conta per lui più della lotta alle mafie. L’ascesa al potere passa anche da questi particolari.
ma cadono cose ancora più strane e si tratterà forse di una coincidenza, per chi crede alle coincidenze.. La notizia che segue è stata segnalata dal sempre ottimo Giulio Cavalli nel suo preziosissimo blog.
Sul portale Sofia, quello che noi insegnanti consultiamo per vedere quali corsi di formazione vengono offerti dagli enti accreditati, è comparso, con id 2622 un Corso sull’esorcismo e la preghiera di liberazione che tratta i temi concernenti gli aspetti antropologici, fenomenologici, sociali, pastorali, e gli aspetti liturgici e canonici degli esorcismi e della preghiera di liberazione. Il costo è di 400 euro e la frequenza di 40 ore obbligatorie.
Domando: è lecito che mentre a Napoli dei minori vengono usati dai pusher per spacciare, il ministero proponga agli insegnanti delle scuole superiori di primo e secondo grado di formarsi sull’esorcismo? In base a quale criterio il ministero ha ritenuto utile un corso di formazione simile? Quale utilità può avere, come può migliorare il mio lavoro quotidiano una formazione di questo genere? Cosa c’entra con la scuola e con i problemi dei ragazzi? Ma la domanda da porsi prima di tutte le altre, forse, è questa: a chi giova, a chi è stato fatto un favore inserendo un corso di questo genere nel carnet di corsi certificati?

Sarebbe interessante conoscere i dati sulla partecipazione  e intervistare i colleghi che hanno ritenuto opportuno formarsi su questo tema chiedendogli una sola cosa: perchè?

Il filo rosso che lega questi due episodi è quello dell’ignoranza, da cui nascono il degrado e la violenza e su cui si fondano scandali assurdi come quello di S. Remo scatenati ad hic per stringere rapporti, fare alleanze, proporre corsi di formazione demenziali. L’ignoranza è un’erba infestante che, se adeguatamente coltivata, dilaga, ed è quello che sta accadendo nel nostro paese.

Le esternazioni volgari e grossolane dei due Didi, le uscite di Toninelli e di vari sottosegretari, sono indice di una mancanza di cultura incompatibile con responsabilità di governo, mentre il ministro dell’Interno, diversamente da loro, ignorante non è ma usa l’ignoranza e il pregiudizio, per lanciare messaggi e acquisire consenso, incurante di alimentare un clima di violenza latente.

Questo è un esecutivo oscurantista che, con la scusa della semplificazione, ci sta facendo tornare indietro di decenni. Pensate alla proposta di legge Pillon o ai deliri no vax, inquadratele in un contesto e fate gli scongiuri del caso, o chiamate l’esorcista, se avete frequentato il corso.

Il futuro che ci aspetta, continuando di questo passo, è sempre più oscuro,  e  a parlare di un rilancio della cultura, dell’importanza dello studio e della conoscenza, in questo momento, si rischia di passare per eretici. E il profilo di Giordano Bruno si materializza in mezzo al fumo.

 

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Una modesta proposta per la sinistra in dieci punti

imagetratta da Espresso.repubblica.it
  1. Smettetela di litigare. Serve un partito coeso e unito per fare un’opposizione seria e governare quando la banda di pellegrini attualmente al potere finalmente verrà smascherata e finirà dove è giusto che finisca.
  2. Il Pd, così com’è non ha senso. Scioglietelo, fate due partiti: uno renziano di renziani, moderato, globalista, liberale, l’altro riformista e più di sinistra, senza essere radicale. Il radicalismo ha il fiato corto, il Sistema si combatte migliorandolo, non abbattendolo. Si possono fare cose di sinistra senza riempire le piazze e spaventare i moderati.
  3. Trovate un accordo su pochi punti condivisi: lotta senza quartiere alla corruzione e alle mafie, senza giustizialismi, semplicemente facendo proposte che rendano conveniente essere onesti, una politica del lavoro a lungo termine senza regalie ed elemosine, una rifoma fiscale più equa e caccia senza quartiere ai veri evasori, quelli che rubano, non quelli che evadono per sopravvivere, ristrutturazione delle periferie e dei centri storici, riorganizzazione del sistema sanitario con centri di primo intervento piccoli e organizzati nei quartieri, che evitino il congestionamento dei grandi ospedali, revisione della rifoma scolastica fatta ascoltando chi la scuola la fa e la vive ogni giorno, lasciare l’accoglienza dei migranti alle cooperative oneste, razionalizzare il sistema, ritrovare umanità, combattere senza quartiere ogni forma di razzismo, anche legalmente, far tornare le onlus nel mediterraneo, stringewre accordi seri a livello europeo senza ricatti. Tornare a un dialogo attivo con le parti sociali, non chiamatela cocnertazione ma fatela lo stesso.
  4. Parlare con la gente non significa seguirne la pancia ma cercare di comprendere i problemi e trovare soluzioni. Tornate a farvi vedere nei quartieri, tornate a dialogare, siate costantemente sul pezzo quando succede qualcosa.
  5. Nelle liste inserite persone competenti. Se mai tornaste a governare, nei ministeri mettete persone competenti, tornate a essere competenti. Leggete libri, lasciate perdere telefilm e cartoni animati.
  6. Serve discontinuità dalla destra, smettetela di inseguirla e di imitarla. Gente come Minniti, uomo serio e onesto ma troppo fedele alla real politik, è meglio cambi mestiere o idee.
  7.  Non serve l’uomo forte a questo paese, serve un partito che proponga qualcosa di nuovo: se sono due al prezzo di uno, meglio ancora. Basta con la politica fatta di spot.
  8. Io Renzi lo odio, non posso farci nulla, è più forte di me. Un ruolo di primo piano in uno dei due possibili partiti sarebbe un atto suicida,  un possibile ministero domani, meno. Oppure, tipo arancia meccanica, legatelo davanti a una televisione e fategli vedere a ciclo continuo tutte le cazzate che ha combinato in tre anni, così la pianta di dare la colpa agli altri del suo fallimento. Se crersce, può diventare una risorsa preziosa per il futuro, il bullo litigioso e petulante che è adesso non serve a nessuno. Per favore, non votate Giachetti, hanno più carisma i pastori sardi incazzati in questi giorni.
  9. Letta è relativamente giovane, competente, preparato e ha credito internazionale. Sarebbe il premier perfetto. Certo, bisognerebbe eliminare fisicamente Renzi, per convincerlo as tornare, ma forse basta promettergli che starà zitto per un po’.
  10. La nuova sinistra, il nuovo centrosinistra, devono essere europeisti e tornare ad avere un ruolo di primo piano per creare un’Europa dei popoli che sia davvero patria di diritti e di accoglienza. La nuova sinistra deve lavorare agli Stati Uniti d’Europa.

Seguendo il decalogo avete da lavorare per i prossimi dieci anni, la possibilità di migliorare il paese e liberarci definitivamente dalla massa di razzisti, ladri e imbecilli che ci governa al momento. E’ la vostra ultima occasione, non sprecatela..

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Ministro Bussetti, trasferisca il ministero allo Zen di Palermo.

Bussetti

L’esternazione del ministro Bussetti riguardo gli insegnanti del sud non è solo fuoriluogo, offensiva e sgradevole, retaggio del dagli al terrone tanto caro a un certo elettorato leghista, ma si basa su un equivoco di fondo che da anni acceca i ministri dell’istruzione e buona parte della stampa.

 

Da anni mi batto, anche in sindacato, contro le prove standardizzate di apprendimento come Invalsi, ecc. che, a mio parere, sono prive di qualunque valore statistico se non vengono lette in relazione ai fattori ambientali e socio economici. 

 

Mi spiego: in qualunque città del nord, anche la civilissima e organizzatissima Milano, se si confrontano i risultati di una scuola del centro e una di periferia, magari a rischio e ad alto flusso migratorio, è assai probabile che la scuola del centro ottenga risultati migliori, e parliamo di scuole all’interno della stessa città. Questo se i test somministrati sono decontestualizzati, come accade regolarmente.

 

Gli insegnanti di periferia lavorano meno? Devono impegnarsi di più? Per esperienza personale so che nelle scuole disagiate si lavora di più, si inventa e sperimenta di più, perché in partenza si ha molto meno. Il problema non sono né gli insegnanti nè i ragazzi, quelli di periferia non sono meno intelligenti di quelli del centro e negli anni le differenze si azzerano, il problema sono  gli strumenti di valutazione utilizzati.

 

E’ assurdo somministrare lo stesso tipo di test, valutare le stesse abilità, in ragazzi che partono da situazioni socioeconomiche diametralmente opposte. E’ lo stesso equivoco che portò all’emarginazione degli studenti neri, considerati meno intelligenti dei bianchi negli Stati Uniti, fino a quando, negli anni settanta, i sociolinguisti scoprirono che si stavano semplicemente valutando i ragazzi neri dei ghetti con gli stessi strumenti che si usavano per i ragazzi bianchi dei quartieri ricchi. Ad esempio, il linguaggio usato dagli insegnanti e dai libri di testo era il linguaggio della classe dirigente, comprensibile per i bianchi, ma totalmente incomprensibile per i neri. Usando lo slang, i sociolinguisti dimostrarono che i ragazzi neri avevano le stesse identiche capacità di apprendimento dei bianchi. E questo della lingua usata a scuola oggi, con i nativi digitali e la semplificazione del linguaggio di tutti i giorni, è un problema enorme anche per noi.

 

L’affermazione di Bussetti sembra riportarci indietro di decenni. Ho conosciuto in questi anni molti insegnanti meridionali, io stesso sono figlio di immigrati dalla Sicilia e non sono l’unico insegnante in famiglia, e ne ho apprezzato la preparazione, la serietà e la capacità di trovare soluzioni, di inventare, di sperimentare che si ritrova sempre quando si deve lavorare senza aspettarsi l’aiuto di nessuno e senza avere dietro una struttura adeguata. Attaccare la loro professionalità, accusarli di scarso impegno, è semplicemente vergognoso. In certi quartieri del sud, la scuola è l’unico segno della presenza di uno Stato che da tempo ha abdicato a favore della criminalità organizzata. Il ministro trasferisca i propri uffici allo Zen di Palermo, al rione sanità di Napoli, in certi quartieri di Bari, entri in una classe di una scuola qualsiasi in quelle zone e pontifichi: vediamo come ne esce.

 

Sarebbe forse meglio che il ministro, invece di esternare queste perle di saggezza e poi risentirsi utilizzando lo stantio luogo comune del fraintendimento, cominciasse a svolgere il compito per cui è pagato, partendo dal problema della disuguaglianza che esiste oggi nella scuola italiana che, invece di azzerare le differenze, come recita la Costituzione, le amplifica e le rende insanabili.

Lasci perdere, Bussetti, i grembiuli e le divise, e si occupi dei ragazzi e degli insegnanti, si occupi di pensare a una scuola più equa, più giusta, che non lasci indietro nessuno e che non spinga all’abbandono, lasci stare i consigli sull’assegnazione dei compiti e si occupi di riformare le indicazioni dei programmi scolastici, di favorire un insegnamento adeguato al tempo in cui viviamo, di indurre gli insegnanti a utilizzare tecniche e modi di insegnamento che sono la regola nei paesi in cui la scuola funziona e fantascienza da noi.

 

E tanto che c’è, ascolti i sindacati e firmi il nuovo contratto, magari incrementando lo stipendio degli insegnanti fino a renderlo dignitoso e lasciando perdere le stupidaggini riguardanti l’orario di lavoro che è lo stesso in tutta Europa, anzi, a voler essere pignoli, rispetto a certi paesi tanto rinomati, facciamo anche qualche ora in più.

 

Ci faccia tornare a fare scuola, ministro, snellisca la burocrazia che ci ammorba, renda l’insegnamento più flessibile e libero, cancelli la ridicola norma sul merito e inserisca, se vuole, strumenti di valutazione in itinere, ma seri, non interni alla scuola, somministrati da agenzie del territorio capaci di contestualizzare a seconda del luogo e del livello socioconomico degli alunni con cui si lavora.

 

Guardi, solo seguendo gli amichevoli consigli di questo post, si guadagnerebbe pagnotta e riconferma, ma non pretendiamo tanto: sarebbe sufficiente, per ora, che la smettesse di dire sciocchezze.

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Una sconfitta dello Stato

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La richiesta di Raffaele Cantone, alla guida dell’anticorruzione, di tornare a dirigere una procura e riprendere, quindi, il proprio ruolo nella magistratura ordinaria, oltre a darci una misura dell’uomo, casomai ce ne fosse bisogno, è un segnale d’allarme per le motivazioni che la sostengono.

Cantone non ha infatti gradito l’innalzamento della soglia di spesa entro la quale le pubbliche amministrazioni possono concedere appalti senza seguire il Codice a 150.000 euro e le dichiarazioni del ministro dell’Interno che ha affermato che il codice degli appalti “va stracciato”.

Si tratta di affermazioni basate sul pregiudizio, del tutto falso e inaccettabile in un uomo di governo, che le regole limitino la libertà delle imprese, mentre i dati statistici ci dicono che è vero il contrario: gli imprenditori onesti hanno solo da guadagnare da regole chiare e precise in uno dei settori che è terreno tradizionale di conquista delle mafie e alveo di corruzione.

Mafie che prediligono attività a bassa specializzazione per riciclare i miliardi di euro guadagnati con quelle illecite: imprese edilizie, ristoranti, alberghi, movimento merci, ecc. Il cemento, e quindi gli appalti, resta ancora uno dei settori preferiti dalla criminalità organizzata per simili operazioni.

I piccoli appalti, quelli che verranno gestiti direttamente dalla P.A. saltando il codice, sono quelli a più alto rischio. Per questo Cantone ha deciso di tornare a fare il proprio mestiere e lasciare che altri occupino un ruolo  di fatto delegittimato dall’ultima legge di bilancio.

Stupisce che chi si occupa di antimafia non abbia adegutamente sottolineato, anche sui media, questo aspetto della norma varata dal governo, forse troppo tecnico per essere adeguatamente illustrato a un pubblico che, comunque, per la maggior parte, è ormai costituito da adepti ciecamente fedeli ai propri leader.

Non stupisce, invece, che tale norma sia stata imposta dalla Lega, che al nord raccoglie i favori di molti imprenditori, e proprio al nord le mafie hanno ormai trovato terreno fertile per costruirsi una facciata “legale” e far fruttare a dovere il business dei rifiuti tossici.

E’ la prova  che questo esecutivo non ha alcuna intenzione di occuparsi nè di corruzione nè di mafia, nonostante le parole roboanti che hanno annunciato la sconfitta di entrambi i fenomeni. Norme irrilevanti e altre, come questa, che appaiono, volendo giudicare senza malizia, frutto di superficialità ingiustificabile.

Le scorciatoie per aggirare le regole non dovrebbero essere decretate per legge da un governo ma lasciate ai furbetti, per poi essere adeguatamente sanzionate. Ci troviamo invece in un mondo capovolto in cui il presidente dell’anticorruzione è spinto a dare le dimissioni perchè un provvedimento del governo favorisce proprio quelle azioni che l’anticorruzione ha il compito di combattere.

Il mito della semplificazione, portato avanti malamente da Renzi e proseguito pessimamente da questo governo, parte da un’idea che, come ci insegna la storia degli ultimi anni, è profondamente sbagliata: quella che la deregulation sia la soluzione ideale per il rilancio dell’economia. Certo, cancellare le regole è molto meno faticoso che avviare una politica del lavoro a lungo termine, specie se ai ministeri interessati siedono dilettanti allo sbaraglio e incompetenti, ma alla lunga, in un paese come il nostro,dove la mafia controlla molto più di quel che appare in superficie e dilaga al nord senza che l’opinione pubblica ne abbia adeguata contezza, dove la corruzione è pratiuca diffusa in tutti i settori e ad ogni livello, provvedimenti del genere rischiano di rilanciare solo l’economia illegale e di colpire gli imprenditori onesti, ottenendo l’effetto contrario a quanto annunciato.

In conclusione, la richiesta di Cantone rappresenta una sconfitta per lo Stato in un settore critico come quello della lotta alle mafie e alla corruzione, problemi che sono alla base della crisi della nostra economia, mentre lo storytelling renziano ci ha dato a bere che il problema erano i diritti dei lavoratori e quello di Salvini le troppe regole. Problemi che, al momento, non appaiono nell’agenda del ministro degli interni, occupato a condurre la sua personale campagna contro i migranti per guadagnare il consenso elettorale necessario a cambiare bandiera e tornare all’usato sicuro del centrodestra.

A voi decidere chi, tra Cantone e Salvini, dimostra di essere un servitore dello Stato.

 

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Il gioco sulla pelle della Costituzione

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Negli Stati Uniti il Patriot act, emanato dopo l’attacco alle torri gemelle, stabilisce che chiunque venga arrestato per terrorismo di fatto subisca una sospensione dei diritti civili, compresa una indiscriminata violazione della privacy e la possibilità di essere detenuto a tempo indeterminato senza processo.

E’ un esempio attuale di come, in nome della ragion di Stato, si possano attuare provvedimenti lesivi del rispetto e della dignità della persona, sospendendo la carta costituzionale.

L’immunità parlamentare a Salvini significherebbe la creazione di un precedente pericoloso: un ministro, in nome di una non ben chiarita difesa dei confini, ha sequestrato 177 persone, violando quella stessa legge costituzionale a cui si appella ( art. 1 del 1989)  perché il suo provvedimento è stato, senza ombra di dubbio, lesivo dei diritti costituzionali e della dignità di 177 esseri umani. Lo stesso articolo su cui basa la propria difesa, infatti, è quello che ha violato secondo il parere di insigni giuristi (ma chi, in questi giorni, non è un insigne giurista?).

Al di là del gioco delle parti e della squallida pantomima a cui stiamo assistendo da giorni, il punto nodale di questa vicenda, la domanda che dobbiamo farci e che riguarda tutti è: può un ministro, perché nonostanze le fesserie di Conte la responsabilità dell’azione penalmente rilevante è sempre individuale, a meno che Salvini non abbia agito su mandato del consiglio dei ministri, e questo non risulta, può dunque un ministro arbitrariamente decidere che è lecito sospendere i diritti costituzionali a 177 persone con una motivazione assolutamente insufficiente a giustificare l’atto? Quale minaccia potevano mai portare 177 profughi in condizioni precarie, su una nave della marina, ai confini dello Stato?

Se passa il principio che il comportamento del ministro degli interni è stato lecito, allora tutti noi, non solo i migranti, dovremo considerare i nostri diritti civili limitati e la nostra libertà soggetta all’arbitrio di un singolo, nel caso decida che, per motivi di ordine pubblico, debba essere limitata. Ci troveremmo di fronte a una evidente delegittimazione della Costituzione.

Io credo, ma non sono un leguleio, cerco di usare il buon senso, che non sempre si accorda alla norma, che il ministro degli interni abbia sequestrato i 177 migranti sulla Diciotti, compiendo un reato per il quale è necessario che venga concessa l’autorizzazione a procedere.  Salvini non finirà sicuramente in galera, ma una eventuale sentenza che sanzioni il suo comportamento a parere di molti arbitrario e anticostituzionale, avrebbe una enorme valenza politica e, forse, porrebbe un freno a una deriva autoritaria di cui nessuno sembra accorgersi oggi, giornali e media compresi, perché orientata sui migranti.

Questo governo non ha riconosciuto il nuovo presidente venezuelano, facendo una scelta, a mio parere, coraggiosa e opportuna.  Il discorso sul Venezuela è lungo e complesso e merita un altro articolo per essere commentato, quello che qui mi interessa mettere in luce è la contraddizione di un esecutivo che, di fatto, censura un nuovo capitolo dell’imperialismo americano in nome della libertà di scelta dei venezuelani ma non accoglie poche decine di migranti mandandoli a morire nelle carceri libiche o lasciandoli annegare e mostra molta incertezza quando si tratta di concedere l’autorizzazione a processare un ministro che potrebbe aver violato la Costituzione. Non è un caso che la Lega fosse pronta a inchinarsi agli Stati Uniti come gli altri paesi europei, riconoscendo un governo non eletto dal popolo e che è stata frenata dai Cinque Stelle, non senza polemiche e reciproci scambi d’insulti.

A me non interessa che un’eventuale concessione dell’immunità parlamentare provochi la scomparsa dei Cinque stelle, come probabilmente accadrebbe, anche se sarebbe solo l’ultimo di una lunga serie di tradimenti rispetto agli intendimenti iniziali del Movimento, mi interessa invece, e molto, che quella concessione sancisca che, di fatto, un ministro può impunemente sospendere i più elementari diritti civili a un gruppo di persone senza un valido motivo. Mi interessa e molto che in questa vicenda sia in gioco il valore della Costituzione e l’obbligo, per tutti, di attenersi ai principi che sancisce. Costituzione che non afferma, se non ricordo male, che chi viene eletto dal popolo in nome del popolo può fare quel che gli pare senza alcun  freno.

L’impressione è che il leader della Lega stia tirando il più possbile la corda per valutare fino a dove può spingersi e, fino adesso, nessuno gli ha detto che può bastare, eccettuato il chiaro monito di fine anno del Presidente della repubblica.

Molte affermazioni di Salvini, oggi e in passato, sfiorano la violazione dell’articolo 3 della Costituzione, che censura qualsiasi discriminazione di sesso, razza e religione; ci sarebbe da chiedersi se e quanto sia lecito il suo continuo intromettersi in faccende che non riguardano in nessun modo il lavoro per cui tutti noi lo paghiamo profumatamente e che, a oggi, ha partorito solo il decreto sicurezza, un provvedimento assai discutibile che non tocca neanche lontanamente le priorità del paese in fatto di sicurezza. Evidentemente la sua abilità da trasformista con le divise supera quella da ministro degli interni.

Il sequestro di persona è un reato serio, il sequestro di molte persone inermi e debilitate lo è ancora di più: ripeto, Salvini non andrà in galera comunque, ma sapere che non può continuare a fare impunemente quello che vuole, visto che, a quanto pare, non si riesce a impedirgli di dire tutto quello che vuole, sarebbe tranquillizzante per tutti.

Ma il mio è un pour parler, perché alla fine, verrà votata l’immunità parlamentare da quel consesso di  sepolcri imbiancati e incompetenti che è l’attuale esecutivo, che si assumerà la responsabilità di creare un precedente gravissimo, salvo poi trovare il modo di dare la colpa al precedente governo secondo un ormai stucchevole rituale.

Voglio vedere chi, quando accadrà, avrà ancora il coraggio di scrivere che in questo paese non esiste il rischio di una svolta autoritaria.

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Una lenta discesa agli inferi

oscurita

Il 56% dei liguri approva le politiche del governo in fatto di immigrazione, è, quindi, perfettamente in linea col razzismo dilagante che ci circonda. Di quella maggioranza fanno probabilmente parte anche i miserabili individui di entrambi i sessi che hanno postato sui social e sui forum dei giornali cittadini frasi come: uno di meno, povero..treno, un pazzo in meno di cui la sanità si deve occupare, ecc., in relazione alla morte del povero Prince Jerry, per altro regolarmente strumentalizzata a fini politici come temeva don Giacomo Martino.

Ennesimi segnali della progressiva discesa agli inferi del nostro paese che, nonostante l’inconsistenza di una compagine governativa dilettantistica, raffazzonata, inconcludente, spregiudicata, cinica e priva di senso dello Stato, continua a correre verso il precipizio senza alcun freno.

E’ come se la fine delle ideologie avesse aperto le gabbie dentro cui erano tenuti prigionieri i peggiori istinti della gente, frenati a suo tempo sia dalla necessità di essere fedeli alla linea, sia dalla vergogna, e questi adesso vagassero liberi e senza freni tra di noi. Perché certi italiani, la maggioranza, non hanno il desiderio di un leader forte, ma di qualcuno che renda lecito ciò che lecito non è, che gli permetta di guardarsi allo specchio senza vedersi per ciò che realmente sono.

Il discorso vale in particolare per la Liguria, terra che, se non proprio accogliente, ne fanno fede le parole di Dante, tradizionalmente è sempre stata approdo di profughi, migranti, ecc. che provocavano sì, qualche mugugno, la tipica e querula lamentazione genovese, ma senza mai arrivare al razzismo.

Le cose negli ultimi anni sono cambiate, anche per chiare responsabilità politiche della sinistra, artefice di un sistema clientelare che man mano si è dissolto, col risultato che, come testimonia anche il colore politico della giunta regionale e comunale, oggi vivo in una città razzista e una regione razzista. Temo fortemente che i diecimila che hanno manifestato qualche giorno fa a favore dell’accoglienza, più che un segnale di ripresa siano solo il flebile segnale di sopravvivenza di una minoranza.  Temo che a segnare la strada non siano loro, ma il sondaggio apparso sul giornale.

Non me ne voglia chi era presente: ha tutto il mio rispetto e la mia ammirazione, ma ho smesso da tempo di credere che le manifestazioni di piazza possano ottenere un qualche risultato, posso determinare cronologicamente il momento e il luogo in cui questo è avvenuto: Luglio 2001, Genova. Allora si parlava di centinaia di migliaia di manifestanti  pacifici, accorsi per chiedere un’inversione di rotta nelle politiche globali, un segnale,  e abbiamo visto com’è finita.

Questa corsa frenetica verso l’abisso è una questione culturale  e  politica. Mancano gli intellettuali, nel nostro paese, i buoni maestri che vedono lontano.  Manca soprattutto una scuola che torni ad essere non solo ascensore sociale ma luogo di crescita e formazione umana, fucina di valori e luogo di sviluppo del pensiero critico. Manca un giornalismo serio e non asservito, guardate la triste fine di Travaglio, di Michele Serra  e compagnia cantante, mancano, soprattutto, giornalisti che siano i cani da guardia del potere e gli azzannino le caviglie quando necessario, come vuole la tradizione americana. Sulla televisione, non vale la pena di spendere neanche due parole.

Ma soprattutto, manca la politica, la politica vera, fatta di idee, visioni, valori, etica, una politica che non sia solo mera ricerca del consenso, che non insegua la pancia degli elettori ma li educhi, una politica che proponga modelli migliori dell’uomo della strada, che non segua il pensiero dominante, se abietto, ma lo indirizzi in una direzione diversa.

Non c’è nulla di simile nell’attuale maggioranza di governo, che rappresenta, a mio parere, il peggio di quanto abbiamo visto negli ultimi vent’anni, non c’è nulla di simile in una opposizione formata da una destra vecchia, stantia, incapace di assumere una dimensione europea e una sinistra ormai inesistente, dilaniata da lotte interne per assumere la guida di un  partito che non esiste più e non certo solo per colpa di Renzi che, antipatia a parte, è stato solo il polo terminale di un declino che parte da molto lontano. Manca anche una forza popolare centrista, liberale e democratica, che sarebbe benedetta in questo momento ma che, in tempi di radicalismi esasperati e grotteschi, probabilmente non incontrerebbe il favore dell’urna.

Il paese è destinato a scendere sempre più in basso, l’attuale politica condurrà, inevitabilmente, presto o tardi a un conflitto aperto tra poteri dello Stato dalle conseguenze devastanti. La triste pantomima di Salvini e dei suoi alleati di governo sulla richiesta di autorizzazione a procedere, oltre a rivelare che i re non solo sono nudi ma anche vili, cosa sulla quale non nutrivamo alcun dubbio, è probabilmente solo la scena iniziale di una commedia che avrà altre repliche.

Anche l’annunciata campagna contro le Ong è in realtà il primo atto di una campagna contro la società civile, il volontariato, ecc.,un monito chiaro per dire che o ci si adegua al nuovo verbo politico o si scompare. Perché la narrazione di questo governo non prevede oppositori, al di fuori di quelli politici già ridotti al ruolo di comparse. Nè la magistratura nè la società civile devono avere voce in capitolo sulle sue scelte o insinuare il germe del dubbio nel popolo che lo ha legittimato.

In fondo è sempre andata così, giusto? Prima vennero a prendere gli zingari…

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Ma non è più tempo di silenzio


Io rispetto profondamente don Giacomo Martino, non ho avuto l’onore di stringergli la mano ma dalle foto e dai filmati in cui compare, leggo nel suo sguardo quel dolore per i mali del mondo che provava il protagonista di Conversazione in Sicilia, leggo la rabbia contenuta di chi, per il suo ruolo, non può sempre dire tutto quello che vorrebbe.

Rispetto don Giacomo Martino ma non credo che, dopo la notizia della morte di Prince Jerry un ragazzo di ventiquattro anni che si è suicidato perché gli è stato rifiutato il permesso di soggiorno per motivi umanitari che il cosidetto decreto sicurezza ha cancellato, sia il momento del silenzio.

Prince Jerry era laureato, si era integrato nel campus di Coronata, forse gli ho anche stretto la mano quando sono andato a visitare quel gioiello di integrazione, nato in un quartiere non sempre accogliente, non sempre disposto a porgere la mano all’altro. Era poi andato a Multedo dove, passata la canea iniziale, i ragazzi ospitati nella struttura creata nell’ex asilo erano stati accolti anche dal quartiere.

Proprio da Multedo voiglio partire, perché leggo oggi le esternazioni sdegnate di chi, a suo tempo, sottovalutò quei fatti e preferì prudentemente tacere, e forse saranno addolorati e sdegnati anche quei (pochi) colleghi che votarono contro la mozione che presentai in collegio docenti in cui si ribadiva che la scuola ripudia ogni forma di discriminazione e razzismo. “Non c’è nè bisogno” dicevano, chissà se continuano a pensarlo anche oggi.

Non è il momento del silenzio, don Giacomo, è il momento del dolore e della rabbia. L’avevo scritto un anno fa, ne fa memoria il mio libro, basta leggere gli articoli sui fatti di Multedo e quelli seguenti, avevo scritto che Genova spesso segna il passo al paese e che, continuando su quella strada, avremmo finito per contare i morti. Mai come oggi avrei preferito essermi sbagliato.

Non facciamo abbastanza, non faccio abbastanza per fermare questa follia, per lottare contro chi crede che si possa dire a degli esseri umani tornate da dove siete venuti, andate a morire di fame a casa vostra e non pagare un prezzo. Un prezzo che comporta non la perdita dell’anima, quello riguarda i credenti autentici, ma la perdita dell’umanità.

Non facciamo abbastanza, non denunciamo abbastanza, non gridiamo abbastanza contro questa deriva della pietà, siamo diventati cinici, impregnati di real politik, dimentichiamo troppo spesso che al centro della questione c’è un’umantà sofferente, ridotta ai minimi termini.

Non è il momento del silenzio, don Giacomo, basta con i bassi profili, con il lavoro costante, faticoso e doloroso che lei porta avanti quotidianamente, io credo che debba dire quello che pensa, alleggerire la sua grande anima dal peso di una rabbia trattenuta, dall’angoscia di un dolore che immagino senza fondo.

Forse ho stretto la mano, a Prince Jerry, certo ho parlato di lui e degli altri ai miei ragazzi, spesso, nel tentativo di instillare in loro il germe della solidarietà che quando attecchisce non va più via, nel tentativo di dare un piccolo contributo insignificante a formare uomini di domani migliori di quelli che mandano giovani uomini e donne a morire di fame e di stenti.

Non so se ho conosciuto Prince Jones, aveva certamente un sorriso luminoso, come gli altri, era una risorsa per tutti noi, una potenzialità, avrebbe potuto fare molto per sè, per la sua gente, per tutti noi e adesso, per colpa di una legge disumana, non possiamo che augurargli di riposare in pace, non possiamo che sperare che la terra gli sia lieve.

Basta così, non riesco a scrivere oltre.

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Selfini, l'uomo che volle farsi re

Immagine tratta da FarodiRoma.it

L’ultimo a farne le spese è stato Claudio Baglioni, reo di aver espresso un’opinione non strettamente legata al suo mestiere, anche se il nullafacente che gli ha consigliato di occuparsi di canzonette probabilmente non sa che per anni Baglioni ha organizzato a Lampedusa un festival dedicato ai migranti ed era quindi, nello specifico, competente in materia. Ma solo al nullafacente è permesso esprimere la propria opinione, anzi, dichiarare le proprie verità su qualsiasi cosa, gli altri devono o tacere o occuparsi del proprio lavoro secondo i crismi dettati dal nulla facente. Così lui può decidere di chiudere i porti senza alcuna autorità, di sequestrare uomini, donne e bambini per settimane senza alcuna autorità, di sollevare un sindaco dal suo incarico per futili motivi di forma e mettere fine a un esperimento virtuoso di accoglienza studiato nel mondo, di stigmatizzare il comportamento dei docenti che pensano che la scuola debba essere laica, di decidere che gli stadi non vanno chiusi e le trasferte non vanno vietate, di sindacare su quanto dicono papi e vescovi, di rimettere il presidente del consiglio al suo posto, di minacciare di togliere la scorta a Saviano e confermare la scorta a Saviano, di minacciare di denuncia i sindaci riottosi, di invitare a occuparsi di cose serie i giudici che indagano sui furti del suo partito, ecc. Un tuttologo onnisciente, insomma, tranne che in una cosa. Eh sì, perché capita che chi non ha mai lavorato sviluppi un’allergia al lavoro ed è ciò che deve essere successo a Selfini, che piuttosto che chiudersi nel suo ufficio a svolgere il compito istituzionale che gli è stato assegnato, preferisce far colazione con la Nutella, dando per altro visibilità a un noto cibo spazzatura, e girovagare ovunque per gratificarci della sua sapienza informarci della rottura del suo rapporto sentimentale languidamente adagiato come un’odalisca.

In fondo, la sua Weltanschauung è semplice, elementare:

i cantanti cantano, gli insegnanti insegnano a leggere e far di conto, i papi e i vescovi dicono messa, i migranti migrano o annegano, i sindaci sindacato secondo il suo volere, e tutti lasciano a lui il peso di pensare, giudicare, stigmatizzare, decidere.

Un mondo semplice, senza libri di fastidiosi intellettuali, senza giornali, ecologico a suo modo, elementare, regolato ordinato.  Peccato ci sia già stato qualcuno che ha avuto la stessa idea: è durato vent’anni e non ha lasciato un bel ricordo.

Eppure Selfini ha uno stuolo di seguaci che temo sia maggioritario, specchio di un’Italia provinciale, gretta, egoista, borghese nel senso peggiore del termine. Uomini e donne che bevono le sue parole come verità, che sanno tutto come lui e disprezzano chi sa veramente, gente a cui i libri fanno venire l’orticariua e basta solo nominare la parola cultura per vederli sbiancare. E’ una brutta Italia, che è sempre esistita e che non può che riconoscersi in un leader maleducato, volgare, arrogante e violento, almeno a parole, come loro, quelli che subissano d’insulti Silvia Romano augurandole la morte, quelli che augurano a Saviano di essrre sparato dalla Camorra, che continuano a tirare fuori la bufala dell’Unicef riguardo Renzi, che non possedendo lessico e misura, non essendo in grado di articolare frasi dotate dis enso compiuto, si limitano a insulti straordinariamente sgrammaticati, degni di uno studio sociologico a parte.

Intanto, il sonno della ragione si trasforma lentamente in letargo.

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Un governo di fascisti e di sepolcri imbiancati

Immagine tratta da Europa.today.it

Diciamolo subito, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci: non era meglio prima, anzi, lo squallore odierno è frutto della totale assenza negli ultimi vent’anni di politiche sociali vere, di una politica del lavoro seria e della devastazione sistematica del welfare.

Questo non significa che si debba accettare un governo per metà di neofascisti e per metà di ipocriti dilettanti, sepolcri imbiancati che non conoscono la vergogna.

Il messaggio di un importante esponente della maggioranza Cinque stelle volto a dare solidarietà a un movimento che, perso il grande favore popolare, scivola sempre più verso una strada eversiva e violenta, facendo il gioco e ridando respiro alla destra lepeniana, dimostra prima di tutto, una volta di più, il dilettantismo di personaggi che farebbero pessima figura anche come concorrenti a una riedizione della Corrida e l’assoluta insipienza politica degli stessi. Applaudire chi picchia i poliziotti o cerca di forzare con le ruspe un ministero in uno stato sovrano confinante che, al contrario dell’Italia, in Europa conta molto e, al contrario dell’Italia, non ha un debito astronomico, è un atto di tale stupidità e incoscienza, di tale arroganza, che lascia veramente basiti.

Sui quali basi l’onorevole rappresentante dei Cinque stelle saluta come fratello, rivoluzionario, il movimento dei gilet gialli? Cosa c’è di rivoluzionario nel tagliare i fondi alla scuola come i governi precedenti, nell’emanare un condono fiscale come i governi precedenti, nel soccorrere con un provvedimento ad hoc una banca che ha tradito il suo mandato come i governi precedenti, nel lasciare che a Taranto si continui a morire per l’inquinamento come i governi precedenti, nel dare la propria approvazione al Tap come i governi precedenti, nel lasciare che Milazzo continui ad essere avvelenata dalla raffineria come i governi precedenti, nel dare la propria approvazione al terzo valico come i governi precedenti, nel dare il nulla osta alle trivellazioni come i governi precedenti, nel dare la probabile autorizzazione alla Tav come i governi precedenti, nell’approvare un decreto sicurezza anticostituzionale e razzista sulla scia del governo precedente che non era arrivato a tanto ma era sulla buona strada, nell’approvare un reddito di cittadinanza dove si umiliano i disoccupati centellinando i prelievi autorizzati e costringendoli ad andare a lavorare anche fino a cento chilometri di distanza entro sei mesi dalla percezione del reddito in violazione del diritto del lavoro, nello strombazzare ai quattro venti l’annullamento della concessione ad autostrade per l’Italia che è ancora lì, ecc.ecc.?

Da quale pulpito questi dipendenti di un comico che detiene la proprietà del marchio del partito insieme alla Casaleggio associati e decide chi deve andarsene a seconda dell’umore, questi sepolcri imbiancati, cialtroni che per anni hanno subissato d’insulti chiunque, compreso il loro attuale alleato di governo neofascista, lanciano la loro dichiarazione di amicizia ad un movimento dalle origini oscure e dall’evoluzione sempre più sinistra?

Se domani i gilet gialli invece di picchiare un poliziotto lo mettessero sotto con la ruspa uccidendolo, l’onorevole Cinque stelle offrirebbe ancora la propria solidarietà, si sentirebbe ancora affratellato con loro?

Più che il neofascismo, più che il razzismo dilagante, fenomeni che conosciamo e che abbiamo già sconfitto in passato e sconfiggeremo ancora,  è questa infantile deresponsabilizzazione a spaventare, questa assoluta mancanza di senso della misura e di coscienza del ruolo che si ricopre, questa arroganza cieca e ottusa, questa mancanza di logica politica e di logica tout court  , che induce a dare fiato a pensieri sconnessi quando meglio sarebbe tacere.

La speranza è che la gente dotata di raziocinio che ha votato questo gruppo di imbecilli si accorga di essere stata truffata, anche se purtroppo, non si vedono all’orizzonte alternative politiche valide, e il rischio è che a questo governo di fascisti e pagliacci segua un periodo di instabilità sociale aggravato dalla radicalizzazione in atto nelle posizioni contrapposte.A fare le spese di questo sarà come sempre, la povera gente.

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